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Lois Anvidalfarei, un nome che ricorda vagamente uno scioglilingua e che ad alcuni non farà accendere nessuna lampadina nella memoria, è invece molto familiare in terra altoatesina e tedesca.
Quest’ uomo paffuto, dallo sguardo gentile che lascia trasparire una grande umiltà d’animo, è uno degli artisti contemporanei più apprezzabili attivi in Alto Adige, territorio dalle atmosfere uniche – con i suoi affascinanti spazi aperti in cui si fondono armonicamente tradizione contadina e modernità – e ricco e permeato d’arte. È proprio immergendosi in quest’ambiente che Anvidalfarei muove i primi passi in campo artistico, sostenuto da un contesto famigliare favorevole (gli zii erano infatti scultori lignei).
Sembra dunque naturale per lui la scelta di frequentare l’istituto d’arte ad Ortisei, per poi concludere la sua formazione nella prestigiosa Accademia di arti figurative di Vienna. È proprio qui, grazie alle coinvolgenti lezioni dello scultore georgiano Joannis Avramidis, che consolida la propria vocazione per la scultura e il disegno a matita e si delineeranno quelle che saranno le caratteristiche salienti dei lavori di Anvidalfarei.
Come il suo mentore, Lois incentra la sua arte sullo studio della figura umana. Che siano sculture in bronzo, in gesso oppure disegni a matita, i protagonisti delle opere sono corpi – a volte solo parti di essi – spesso catturati in qualche scorcio azzardato che ne modifica la proporzione. Anvidalfarei restituisce figure possenti e grevi ma imperfette, quasi straziate e incomplete. Ogni figura, che sia di uomo o donna, lascia trasparire una sorta di stato d’animo, di sofferenza interiore. È proprio questa la peculiarità della sua arte: indagare, guardare oltre la superficie di un corpo umano per provare a raggiungere una dimensione universale, una sorta di monumentalizzazione della condizione dolorosa dell’uomo, che non riguarda solo un singolo individuo, ma tutta l’umanità.
Oltre ad aver partecipato ad eventi ed esposizioni di una certa rilevanza in ambito altoatesino e mitteleuropeo, i suoi lavori sono stati presentati in prestigiosi contesti quali la Biennale di Venezia (2011) e il MACRO di Roma (2013). Quest’anno, attraverso una mostra monografica – prima volta in terra trentina- a Castel Pergine, l’omonima Fondazione ha presentato un’iniziativa dal titolo “Viandanti” in cui, dipanate tra interno ed esterno dell’edificio, sono state esposte alcune di queste straordinarie opere.
Sculture bronzee, dall’impatto forte e perturbante, che non sono semplicemente posizionate all’interno del maniero perginese ma sono state messe in stretta relazione con esso. Con questa scelta l’artista ha voluto sottolineare il rapporto che intercorre tra l’essere umano e ciò che ha costruito nel corso del tempo, ponendo l’accento sul tempo che scandisce l’evoluzione umana.
«Siamo viandanti nudi nel mondo, siamo ciò che i nostri antenati sono stati, siamo ciò che ci circonda, siamo la nostra terra, le nostre tradizioni, le nostre esperienze. L’importante e rendersene conto e capire che possiamo essere liberi, liberi di continuare ad esplorare». Questa è la filosofia che sta dietro questa mostra, come spiega lo stesso Anvidalfarei, che ha voluto rappresentare il precario pellegrinaggio esistenziale di ognuno di noi.
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domenica 2 Aprile 2023