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“Avatar” è il franchising che non volevamo ma che ci meritiamo

Dopo 12 anni di lunga attesa è arrivato nelle sale world wide il sequel di un lavoro da Hall of Fame: Avatar è stato il blockbuster, con il maggior numero di incassi nella storia del cinema, è stato capace di alzare l’asticella nell’utilizzo della CGI (Computer-generated imagery), anche grazie all’utilizzo del 3D. Il nuovo capitolo è “Avatar 2: La via dell’acqua”.

Sicuramente l’esperienza cinematografica è superiore a quella streaming, dato che il film non è propriamente pensato per la diffusione domestica. Il 3D tocca picchi altissimi paragonandolo al primo, riproposto nelle sale qualche mese fa: è sicuramente questo il punto forte del tutto. L’animazione è capace di rapire lo spettatore che, con grande probabilità, rimarrà attonito per quanto sia immersiva (a tratti letteralmente) la visione: la presenza di esseri umani stona nel contesto surreale in cui è inserita.

Spostando il focus sulla trama il tutto inizia a complicarsi. La storia vede Jake Sully (Sam Worthington), a distanza di un decennio dai fatti del primo capitolo, essere il capotribù degli Omaticaya con la sua compagna Neytiri (Zoe Saldana), con cui ha costruito una bellissima famiglia allargata. La situazione si complica con l’inatteso – e insperato – ritorno degli uomini, che questa volta, combatteranno con le sembianze di Na’vi, avendo copiato, prima delle rispettive morti su Pandora, le proprie memorie su delle schede adattabili al corpo di un Avatar.

L’idea sarebbe buona, se non fosse che il colonnello Quaritch (Stephen Lang) viene riproposto come antagonista, questa volta però è alto un paio di metri e ha la pelle blu. Il reboot fa perdere credibilità al film, poiché è fin troppo simile al primo con un leitmotiv identico: c’è una caccia a Jake Sully compiuta dallo stesso personaggio malvagio. Gli spunti sono tanti ma i buchi di trama sono troppi: molti personaggi compaiono, creano una sottotrama, spariscono per un terzo buono del film, tornano e lasciano tutto in sospeso. Come da indiscrezioni il terzo capitolo dovrebbe essere abbastanza autoconclusivo, lasciando così ai due capitoli successivi – 4° e 5° sono già in cantiere – la possibilità di sviluppare trame “nuove” per il mondo creato da James Cameron. Il terzo film non uscirà tra “molto”, fissato al 2024 salvo imprevisti, per esigenze narrative: alcuni dei giovani protagonisti non possono aspettare troppo per vedere la propria storia conclusa, il look non sarebbe fedele all’età fittizia fissata in questo sequel, come accaduto nell’ultima stagione di Stranger Things e sottolineato dal regista di Titanic e Terminator.

Sempre su Pandora sarà ambientato il videogioco sviluppato dalla Ubisoft – “Avatar: Frontiers of Pandora” – che vedrà la luce nell’Aprile 2023. Proprio qui sta il problema dei franchise moderni, figli della Marvel e del suo Cinematic Universe: tutte le grandi case di produzione avranno voglia di vedere le rispettive galline dalle uova d’oro sfornare denaro all’infinito. Ma quando possiamo dire che è arrivato il momento di dire basta con i sequel ed è arrivato quello di cominciare a costruire qualcosa di nuovo? Nel 2022 sono stati, con grande probabilità, più i sequel e i remake che i grandi progetti originali. Consideriamo alcuni esempi tra piccolo e grande schermo: Il Signore degli Anelli, Game of Thrones, Knives Out, Scream, Animali Fantastici, Black Panther; quanti di questi sono stati prodotti di successo? Molti titoli sono stati dei flop, diventando una semplice riprova del fatto che continuare a marciare su un’idea già vista non è sempre la migliore scelta.

Forse, però, in qualità di spettatori ci “meritiamo” questo trattamento, dato che i numeri tra home theatre e sala per titoli – il cui nome è certamente una garanzia – sono ancora altissimi. Proprio per questo, prodotti indipendenti come quelli partoriti dalla A24 continueranno a rimanere di “nicchia”: il pubblico avrà sempre ciò che chiede.

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mercoledì 1 Febbraio 2023