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Lovegang126: il collettivo rap romano tra “Sangue, Cuore e Sentimento”

Il collettivo rap romano Lovegang126 non è di certo una novità per gli appassionati del genere: i membri della crew – Drone, Asp, Ugo Borghetti, Ketama, Pretty Solero, Franco – sono, ognuno con il proprio contributo, elementi quasi imprescindibili nella scena musicale italiana da anni; il 2022, però, sembrerebbe essere stato l’anno della svolta. Sono infatti arrivati i primi lavori in cui sono presenti tutti, con tanto di profilo Spotify di gruppo. Il gruppo è rimasto uno degli ultimi attivi, con la WildBandana – i liguri Tedua, Vaz tè, Izi… – e la Machete Crew – Salmo, Hell Raton, Lazza ed altri.

La differenza sostanziale con gli altri, chiaramente riscontrabile nelle canzoni,  sta nel diverso tipo di approccio che c’è alla musica che producono e pubblicano, perché la Lovegang126 – 126 come i gradini della Scalea del Tamburino a Roma, punto di ritrovo “familiare” in adolescenza, che separa Trastevere e Monteverde – non è “da hit”: quando, per esempio, la Machete pubblicava il proprio “Mixtape Numero Quattro”, con banger come “Mammastomale”, la 126 pubblicava “Cuore Sangue Sentimento”, un disco che incarna perfettamente l’idea dietro al gruppo e che riesce a pieno nel ricevere l’eredità della storia della scena romana che fu, ampliando anche la prospettiva e modernizzando l’oggetto centrale e costante del progetto artistico, Roma. C’è un bisogno quasi esistenziale di parlare di questa Roma “che ti cresce, che dall’altro ti guarda”, eppure capace di “farti morire soffocato in una caserma”; insomma, la realtà è spesso messa su di un beat senza mezzi termini, tutto il collettivo ci è nato e cresciuto e conoscono quelle strade come fossero le proprie tasche.

Questa poliedricità della Città Eterna è rappresentata dalle molte sfaccettature degli artisti, che a volte si piazzano ai poli opposti: Franco126 – che una volta componeva con Carl Brave un duo tra i più iconici che la capitale abbia potuto ammirare – dà l’idea di un romanticone per i suoi album da solista, mentre Ugo Borghetti è più che controverso nei contenuti, ed è proprio questo uno dei loro punti di forza. Tutto gira intorno a Roma, ma in una città che potrebbe essere benissimo uno stato da sé, quante cose ci sono da raccontare? Ovviamente tante e la quantità di lavori della 126 ne è la conferma. Parlando del sound il leitmotiv è lo stesso dei contenuti, perché non c’è una traccia fissa, si oscilla dalle basi proprie della trap a sample di classici del Jazz, lasciando all’ascoltatore un’ampia gamma di scelta. Già dai primi ascolti è poi evidente che tra i membri c’è un legame ben più stretto di quello lavorativo, essendo diventati adulti insieme all’inizio degli anni duemila, nel teatro più prolifico della storia del rap Made in Italy; era lo stesso periodo in cui le stesse zone venivano frequentate da giganti come i Colle der Fomento o il Truceklan, campionati tra l’altro nell’ultimo singolo, “Cattive Abitudini”.

La prospettiva che il gruppo riesce ad offrire è quella di una realtà da un lato, sì, degradata e degradante per molte persone, costrette a viverne ai margini, tra crimini di basso livello e droga, non trovando quasi altra alternativa, ma dall’altro lato l’immaginario è romantico e idealizzato, con le boogie nights in luoghi caratteristici, divenuti quasi “culto” per i fan, come il bar San Callisto o gli scalini del Tamburino stessi. Nonostante gli eccessi – nel lifestyle come nei testi – sono riusciti sicuramente a conquistare una grande fetta di pubblico, come anche la pesante eredità di rappresentare la cultura hip hop radicata all’ombra del Colosseo.

Cultura
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mercoledì 1 Febbraio 2023