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Lo sviluppo di un territorio, o di un popolo, è sempre più connesso positivamente ad un fattore chiave: la qualità delle risorse umane. Si tratta di un dato ormai acquisito, confermato da innumerevoli studi e ricerche. In particolare in un’epoca come la nostra, dove l’innovazione scientifica e tecnologica, inscindibilmente combinata con la globalizzazione dei rapporti, accelera in modo esponenziale i processi di trasformazione della società e dell’economia, possedere un bagaglio appropriato di conoscenze e di competenze è un fattore sempre più importante. Lo è per i territori: basti pensare che i livelli di sviluppo delle regioni italiane, ma l’osservazione è generalizzabile, non dipendono tanto da ragioni geografiche o dimensionali, ma dalla quantità e dalla qualità delle persone istruite e acculturate di cui dispongono. E lo è ancora di più per i singoli, di ogni età, che su queste dotazioni giocano le migliori chances di successo e di autorealizzazione personale e professionale.
Per queste ragioni la qualità del sistema formativo, dai gradi più bassi a quelli più elevati, assume un valore primario ad ogni livello, individuale e socio-economico. Questo se guardiamo la questione con l’occhio della statistica. Un occhio oggettivo, ma inadatto a cogliere le situazioni nella loro singolarità, nel vissuto individuale, soprattutto dei giovani. E il riferimento non è, in prima battuta, a quelli che per merito, fortuna o status famigliare il lavoro lo hanno trovato subito e soddisfacente, o quasi. Accanto a questi, che con sforzi più o meno gravosi sono arrivati ad una meta, ve ne sono altri per cui il lavoro è ancora un desiderio, se non proprio un miraggio. Per questi l’enfasi sul valore dell’istruzione e della competenza risulterà meno scontato, o meno soddisfacente. Ed è qui che uno sforzo di tenuta psicologica, un di più di impegno creativo, lo spunto giusto delle politiche pubbliche, possono fare la differenza.
In conclusione, che si parli del destino dei singoli, o delle prospettive di sviluppo di un territorio, disporre di un elevato e qualificato livello di istruzione e di formazione è e rimane la principale garanzia di successo. È ovvio, come già accennato, che se parliamo con un giovane laureato che fatica a trovare lavoro, la percezione potrà apparire diversa: le difficoltà e l’impazienza avranno una evidenza imperiosa. Tuttavia i problemi oggettivi del mondo di oggi non saranno certo eliminati da una buona preparazione, ma senza una buona preparazione è improbabile che le difficoltà del vivere e del lavorare, alla lunga si riducano, anzi.
Una buona preparazione professionale è ancora il migliore biglietto da visita per affrontare il lavoro? Oppure sono preferibili scelte che portano più rapidamente a trovare un’occupazione e una fonte di reddito? La cultura, il sapere, la preparazione servono anche a migliorare la vita, o paradossalmente la complicano?
#LaSfida di UnderTrenta è aperta a tutti: autori e lettori. Inviaci la tua riflessione! Sfida accettata?
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lunedì 5 Giugno 2023