Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.
Cookie utilizzati
Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.
Cookie tecnici necessari
Sempre attivi
I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.
Prima parte6
cm_cookie_cookie-wp
Verifica l'accettazione dei cookie.
PHPSESSID
Identifica la sessione dell’utente tramite un valore alfanumerico.
Sono un personaggio (non) qualsiasi di un libro scelto (non) a caso.
Mi chiamo Baba Cesare. In realtà questo è solo l’ultimo dei nomi dopo tutte le svolte della mia vita, e ce ne sono state tante. Ho svoltato spesso. Cesare mi chiamo da quando sono nato, Baba lo sono diventato. Non esattamente un sadhu e nemmeno un guru. Avrete modo di scoprirlo, ho raccontato tutto a Folco.
Ci siamo incontrati ad Hampi, è venuto con due amici, forse tutti giornalisti, in realtà non mi interessava molto. Non più di quanto mi interessino tutte le persone. Mi ha chiesto se si poteva fermare per vedere come vivevo. Gli ho indicato una grotta lì vicino e suggerito il da farsi:
Puoi guardare il sole che sorge la mattina e tramonta la sera.
Pure lui originario della Toscana, come me! Il viaggio è lungo, dall’Italia all’India. L’ho fatto tante di quelle volte. Sempre in condizioni diverse. Sono partito che volevo fare l’hippie. Seguire una moda, niente di più. L’India era un Paese che interessava a molti. Alla mia curiosità non dispiaceva provarlo. E poi i mitici autobus andavano di là, quindi non è che ho proprio scelto. Si cominciava a fumare, si andava con le donne. Ogni tanto si incontrava uno di questi personaggi attraversati da Dio. Non avrei mai pensato che un giorno qualcuno potesse dire lo stesso di me. Soprattutto quando sono stato in prigione. Mica una volta sola. In India e in Italia. Mi hanno trovato del fumo addosso. E dire che non l’avevo manco fumato. È stata una delle svolte. Ma non la più interessante. Di più quando ho cominciato ad andare scalzo. O forse quando ho imparato ad accendere un fuoco sacro. Il contatto con la natura avvicina a dimensioni che quando ho iniziato a viaggiare non immaginavo neanche. È questo che, principalmente, mi piacerebbe che si comprendesse. La dimensione altra che ogni viaggiare comporta. Che la vita inaspettatamente comporta. Fuori da ogni aspettativa, da ogni regola, da ogni possibilità di pensiero. È questo che ho provato a raccontare.
Twitter:
sabato 23 Settembre 2023