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Geraint Thomas, maestro di vita

Non c’è nulla di più sbagliato che definire Geraint Thomas “il grande sconfitto del Giro d’Italia 2023”. Nulla. Thomas ha corso il Giro in maniera impeccabile. Solido e costante, dall’inizio alla fine. O, quantomeno, dall’inizio fino alla penultima tappa, sul Monte Lussari, dove si è dovuto arrendere a uno strabiliante Primož Roglič. Nessuno avrebbe saputo fare meglio di Roglič in quella cronoscalata e a Thomas non si possono fare altro che complimenti.

Anzitutto, per la sapienza e per la competenza con cui fino all’ultimo ha provato a vincere la corsa. Poi – e non è un dettaglio – per la classe e per la sportività con cui ha affrontato una sconfitta così bruciante. «Bisogna essere onesti, Primož mi ha distrutto. Ho saputo che ha avuto anche un problema meccanico sulla salita ed è comunque riuscito a darmi quaranta secondi. Se l’è meritata tutta» ha dichiarato poco dopo aver perso la Rosa.

È importante non liquidare quelle parole come una semplice dichiarazione post gara. Pensateci bene: il capitano della INEOS era a un passo (letteralmente) dal portare a casa il Trofeo Senza Fine, uno dei premi più ambiti dai professionisti, che avrebbe conservato accanto al trofeo del Tour de France 2018. Sarebbe stata una consacrazione fondamentale, definitiva, per un corridore di 37 anni che si avvicina al ritiro. Invece il sogno è sfumato in pochi minuti, come d’altronde spesso accade in questo sport – che sa essere tremendamente crudele. Ciononostante, il Signor G (che “signore” lo è davvero) non ha mai perso né lucidità né compostezza, ha incassato il colpo più duro di un’intera carriera, si è complimentato con l’avversario che quel colpo glielo ha inflitto e si è premurato di ringraziare i compagni. «Se mi avessero detto che avrei fatto secondo al Giro d’Italia due o tre mesi fa, sarei stato felicissimo. Invece ora sono devastato, ma guardandomi indietro non posso che essere orgoglioso. Mi dispiace per i miei compagni, hanno lavorato benissimo». Si è già discusso su «UnderTrenta» del valore della sconfitta: accanto alle parole di Giannīs Antetokounmpo, d’ora in poi si dovranno ricordare anche quelle di Geraint Thomas.

Tanto per farsi amare un po’ di più, Thomas ha poi deciso di aiutare il grande velocista Mark Cavendish (pur non essendo nella stessa squadra) a vincere l’ultima volata del Giro. Se Cannonball è arrivato al traguardo di Roma a braccia alzate – toccando peraltro quota 162 vittorie in carriera – buona parte del merito va a G, che ha rispolverato vecchie doti da pistard tirando per Mark a due chilometri dalla conclusione. «Ho visto Cav isolato e ho voluto dare una mano ad un vecchio amico».

Geraint Thomas non è il grande sconfitto del 106° Giro d’Italia: ne è il guardasigilli, il simbolo e l’esempio più alto. «A tutti voi giovani: non vi dico che sarà facile. Vi dico che ne varrà la pena», disse il gallese nel 2015, dopo aver aiutato l’allora compagno di squadra Chris Froome a vincere il Tour.

Il Giro di Thomas non è stato facile. Ma ne è valsa la pena.

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lunedì 4 Marzo 2024