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Si salvi chi PROG – I lamenti di Aqualung

Eccoci alla seconda puntata della rubrica “Si salvi chi PROG”. Dopo una partenza col botto grazie ai giganteschi King Crimson, non si può fare altro che continuare a volare alto. Per questo motivo l’appuntamento di oggi è dedicato all’intramontabile Aqualung (1971) dei Jethro Tull.

“Aqualung” è il nome del mendicante che ci viene presentato dalla copertina dell’album, la cui condizione di miseria è posta in forte contrasto con il manifesto appeso al muro in secondo piano che invita i passanti a trascorrere costose e lussuose vacanze natalizie. Il tema del contrasto tra ricchezza e povertà è certamente un leitmotiv del disco, affrontato soprattutto dal punto di vista degli emarginati come Aqualung. Il suo sguardo inquieto e inquietante intende proprio mettere a disagio chi lo incrocia, smuoverne la coscienza, affinché rifletta sulla disparità che divide i benestanti dagli indigenti.

Non è un caso che Aqualung abbia le sembianze di Ian Anderson, frontman del gruppo. Infatti, è Anderson l’indiscutibile forza motrice dei Jethro Tull, fosse anche solo per l’apporto del suo folle, incontrollabile flauto al mondo del Rock. Talvolta dolce e posato, talvolta sfrenato e aggressivo, lo strumento accompagna sapientemente ogni brano e ogni emozione che questo vuole suscitare. Emblematica la traccia “Locomotive Breath”, giustamente diventata un cavallo di battaglia della band: l’inizio è semplice e tranquillo, ma già dopo il primo minuto di ascolto si avverte la tensione che, di lì a poco, ribalterà tutto. Come chi passeggia accanto ai binari sente il terreno vibrare sotto ai piedi prima dell’arrivo imminente del treno, così chi ascolta questo brano si lascia travolgere dal ritmo incalzante che ricorda la corsa della locomotiva.

Altra perla del disco è “My God”, definita dallo stesso Ian Anderson «un blues per Dio». Blues perché si tratta di un lamento, rivolto alle religioni organizzate e, in particolare, alla Chiesa anglicana («The bloody Church of England»). Non è una canzone contro Dio o contro il sentimento religioso, come molti hanno erroneamente creduto nel corso degli anni, anzi: è piuttosto una critica all’idolatria e all’ipocrisia della Chiesa, sempre più ricca e sempre più lontana dagli ultimi (impersonati in questo caso da Aqualung). Secondo Anderson, i dogmi religiosi non solo dividono anziché unire, ma vengono anche imposti ai figli dai genitori e dalla società, quando invece il rapporto con Dio dovrebbe essere una questione del tutto personale («He’s inside you and me»).

Lontano dunque dai fasti e dal conformismo, Aqualung è un’opera straordinaria, una pietra miliare del Prog e un manifesto folk-rock che non può non rimanere impresso in chi si avventura nell’ascolto.

Post scriptum. Se in questo triste periodo faticate a trovare le energie, provate a saltare a bordo della “Locomotiva Anderson”: la carica che vi darà basterà per affrontare le grigie giornate che ci toccano. Cliccare qui per credere.

Cultura
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