Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Si salvi chi PROG – Grazie davvero, PFM

“Si salvi chi PROG” non può che concludere l’anno in bellezza. E come chiudere l’anno in bellezza, se non con un capolavoro italiano della nostra amata PFM? Capolavoro che è anche esordio, perché certi gruppi (i King Crimson ne sanno qualcosa) non hanno neanche la grazia di darsi del tempo prima di sfornare opere meravigliose. Le producono così, fin dall’inizio, come se niente fosse. E noi comuni mortali restiamo a guardare (o, in questo caso, ad ascoltare).

Anche se forse “guardare” non è del tutto inappropriato. Le copertine dei dischi prog sono spesso e volentieri delle opere d’arte di per sé. Guardate questa copertina, la cover di Storia di un minuto (1971): se prima di conoscere l’album me l’avessero presentata come un’opera di Giorgio de Chirico, o di qualche altro pittore metafisico, ci avrei creduto. Anzi, l’avrei vista benissimo appesa in qualche museo di arte contemporanea.

Ma veniamo al disco. Ispirati dalla musica psichedelica proveniente da oltremanica, Franco Mussida e Mauro Pagani (autori di tutte le tracce) danno prova di un’abilità compositiva che sa trovare il giusto compromesso tra sound britannico e nostrano: non si limitano cioè a rincorrere o a scimmiottare i colleghi inglesi, ma imprimono alla loro creatura uno stile del tutto personale.

Del resto, pezzi storici come Impressioni di settembre nascono proprio da lì, da un impulso personale. In questo caso, l’impulso appartiene a Mogol, che non ha certo bisogno di presentazioni e che scrisse il testo di getto: una mattina uscì di casa, vide la rugiada, un cavallo, sentì l’odore del grano e lo colse quella illogica allegria di gaberiana memoria grazie a cui oggi possiamo godere della sua epifania trasformata in poesia. E quando una poesia è accompagnata dalla chitarra di Franco Mussida, il miracolo può dirsi compiuto.

Un’altra curiosità nascosta dietro a Impressioni di settembre riguarda il moog, strumento composto da tre oscillatori che creano delle onde da mescolare: ci si potevano perdere delle ore, giocando con le manopole per creare suoni originali, ma sempre sfacciatamente sintetici.

Alla PFM l’inciso di Mussida sembrò talmente bello da sentire il bisogno di uno strumento che potesse rendergli giustizia. Cercavano qualcosa di evocativo e, ascoltando Lucky Man di Emerson, Lake & Palmer, ebbero l’illuminazione: il moog, appunto. La Premiata Forneria Marconi è stata la prima in Italia a utilizzarlo.

Il resto del disco potrebbe quasi raccontarsi da solo, per via di quella folle indipendenza che caratterizza i brani prog e che li rende sempre sfuggenti a chi cerca di imbrigliarli o di intrappolarli in un pugno di parole. Come si fa a descrivere È festa, un saltarello in salsa progressive di impegno tecnico devastante, senza per forza di cose sminuirne l’energia vitale? Lo stesso vale per La carrozza di Hans, o per Grazie davvero.

Un tripudio di chitarre, di ottavini, di clavicembali, di violini e di moog, con il giusto tocco di poesia. Storia di un minuto è tutto.

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Il #Moltiplicazionifestival 2022 ha avuto tra i suoi protagonisti i green content creator Alice P ...
  • Nel corso del #Moltiplicazionifestival è stato proiettato il documentario “PrimAscesa – la m ...
  • Tra gli eventi di apertura del Moltiplicazioni 2022, si è tenuto un dialogo d’ispirazione ince ...
  • Vi raccontiamo in quest'approfondimento l'incontro "Siamo Ovunque. Dialoghi ed esplorazioni sul m ...
  • La nostra redazione, lo scorso fine settimana, ha seguito il #moltiplicazionifestival di Rovereto ...
  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...

mercoledì 7 Dicembre 2022