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Michela Murgia. Come fa la tua assenza a pesare così tanto?

Non so bene chi possa comprendere lo sconforto nel sapere che non ci sei più. Che non scrivi più. Che non si può più seguirti sul tuo canale Instagram. Personalmente non ti ho mai incontrata dal vivo, non ci conoscevamo, eppure attraverso il tuo podcast “Morgana” mi hai tenuto compagnia per mesi, mentre camminavo col mio cane, durante le gelide mattine d’inverno, dove non incontravo anima viva, la tua voce e le storie che hai raccontato mi hanno dato la carica per iniziare ogni giornata. Mi è sempre sembrato che stessi parlando anche a me. Avevo già menzionato, infatti, mettendolo tra i primi, il tuo podcast, nei 3 migliori consigli d’ascolto.

Sono una fan? Penso di avvicinarmi di più ad essere qualcuno per cui eri qualcosa di caro, di prezioso come un cerotto quando il dito sanguina anche solo per una banale sbucciatura.
Come si fa a spiegare che non eri una delle tante presenze?

Non posso fare a meno di pensare che ti sarebbe piaciuto il film di Barbie, in particolare la battuta con la quale si conclude. Non faccio spoiler, ma come avresti commentato sia la trama, sia i messaggi che vuole diffondere?

A casa ho tre dei tuoi libri: “Il mondo deve sapere” (Einaudi, 2017), “Istruzioni per diventare fascisti” (Einaudi, 2018), “Noi siamo tempesta” (Adriano Salani Editore, 2019).

Compiangerti per me è ricordarmi quanto mi hanno fatta sentire potente le storie delle tue Morgane, ricordarmi di ascoltarle, per non smettere mai di essere un ago che punge le barriere sociali, o semplicemente una donna, capace di attraversare anche gli oceani più bui della propria anima. Perché questa esistenza è breve, ma ci sono delle cose che le danno un gusto di eternità, un piacere così intenso da poter credere che solo quel momento valeva la pena di una vita intera.

Compiangerti per me è scrivere le parole che mi hanno dato coraggio, o che mi hanno fatta sorridere, come il titolo di uno dei capitoli “Il mondo deve sapere”: “La casalinga, questa maialona”, in cui spiegavi: “Pare che la casalinga sia sexy perché ha attorno a sé l’aura della donna repressa, assatanata, trascurata dal marito, fondamentalmente insoddisfatta. L’immagine geniale che mi è stata suggerita è quella di una miniera abbandonata dove c’è ancora l’oro. E questo incompreso Klondike suscita turbe nello zio Paperone che c’è dentro ad ogni uomo”.

Di recente ho riletto “Istruzioni per diventare fascisti” e dopo cinque anni rimane ancora attuale: “La democrazia sostiene che siamo tutti uguali? Lasciamoglielo dimostrare facendo in modo che tutte le opinioni siano percepite uguali. Se convinciamo tutti che uno vale uno, alla fine nessuno varrà più di un altro e ogni cosa, idee e persone, sarà perfettamente intercambiabile, come se la si estraesse a caso da un mazzo di carte identiche. Occorre minare ogni principio di autorevolezza tra i pareri, dunque, affinché vero e falso non siano più distinguibili in base a chi li afferma, ma per farlo sarà essenziale demolire le figure pubbliche che hanno un’autorità morale o scientifica, cioè quelli che pensano di saperne più degli altri. I medici? Servi delle grandi case farmaceutiche. Gli studiosi del clima? Irresponsabili allarmisti. Statistici ed economisti? Manipolatori di numeri al soldo della casta. Scrittori? Radical-chic. Anzi, essere “intellettuale” dovrà proprio diventare sconveniente, tanto nessuno ha mai capito a cosa servono davvero gli intellettuali.”

Le tue acute analisi della società, fatte con pungente ironia, continuano a risuonare.

Non ti definirò un’eroina della contemporaneità, perché, come hai scritto in “Noi siamo tempesta”, “Il messaggio sottinteso è che siano l’x factor, l’eccellenza individuale, il talento raro di singole persone a fare la differenza davanti alle sfide del mondo. E davvero così? Alcune volte sì, ma la statistica insegna che la storia si fa esattamente in modo diverso: nella stragrande maggioranza dei casi non sono i geni solitari a cambiarla, ma il lavoro di squadra e la condivisione dei percorsi.”

Nella tua strada, troppo breve, la condivisione, la divulgazione della cultura e il dialogo sono stati, infatti, i tuoi binari. Concludo riportando altre parole che mi sono rimaste nel cuore, quelle che hai detto a gran voce ad un evento nel 2021: “Disobbedite! Pagate il prezzo di essere impopolari, di sentirvi dare delle stronze, di sentirvi dare delle streghe, perché quello che si guadagna è infinitamente di maggior valore”.

Grazie Michela Murgia. “È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”, una frase di Fabrizio De André, ripresa anche al suo funerale.

Cultura
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venerdì 14 Giugno 2024