La crisi climatica non è “gender neutral”

Oggi, 8 marzo, è la Festa della Donna. NO.

Oggi, 8 marzo, è la Giornata Internazionale della Donna. C’è una bella differenza.

L’8 marzo non è un giorno di festa, ma una celebrazione per ricordare il coraggio e la forza di tutte quelle donne che si sono impegnate e che hanno lottato per cambiare le cose. Mimose, auguri, scatole di cioccolatini. NO. L’8 marzo è una giornata che ci permette di fare luce sulle opportunità, nonché sui vincoli, che consentono alle donne e alle ragazze di far sentire la propria voce. Così, per celebrare questa importante ricorrenza, oggi ho deciso di affrontare una delle maggiori sfide globali del 21° secolo: il progresso dell’uguaglianza di genere nel contesto della crisi climatica. Infatti, la piena inclusione delle donne nelle nostre economie e società andrebbe a modificare lo scenario rispetto alle grandi sfide globali che stiamo affrontando, a partire dalla tutela dell’ambiente e dalla lotta al cambiamento climatico.

“Sostenibilità” è il termine che plasma il modo in cui immaginiamo il futuro ed è strettamente collegata alla questione di genere. Non a caso, infatti, l’Agenda 2030 fissa al quinto posto tra i propri obiettivi per lo “sviluppo sostenibile” il raggiungimento effettivo della parità di genere. L’Agenda 2030 si può quindi considerare come  una grande architettura su cui costruire l’empowerment delle donne. Ma cosa c’entra con lo sviluppo sostenibile e perché è un obiettivo essenziale per l’Agenda Onu 2030? Si parla tanto di parità di genere e del ruolo delle donne, in un dibattito scoppiato all’inizio dello scorso secolo e mai sopito. Anche il quinto obiettivo dell’Agenda ne ribadisce l’importanza, riconoscendo la parità di genere come un obiettivo strategico e cruciale per il conseguimento di tutti gli altri. L’importanza del ruolo della donna nella società, infatti, può essere considerata una premessa per la ripartenza di un sistema economico che sia più rispettoso dell’ambiente.

Ma partiamo da un’importante consapevolezza: la crisi climatica non è “gender neutral”. Uomini e donne sono colpiti diversamente dal cambiamento climatico, soprattutto in aree con condizioni socio-economiche difficili. L’impatto ambientale è maggiore su donne e ragazze, specialmente in comunità vulnerabili ed emarginate, amplificando le disuguaglianze di genere esistenti e ponendo minacce ai loro mezzi di sussistenza, salute e sicurezza. Insomma, il cambiamento climatico si potrebbe definire come un “moltiplicatore di minacce”, nel senso che aumenta le tensioni sociali, politiche ed economiche in contesti fragili e colpiti da conflitti. Allo stesso tempo, però, le donne e le ragazze sono leader e promotrici indispensabili del cambiamento per l’adattamento e la mitigazione del clima. Sono coinvolte in iniziative di sostenibilità in tutto il mondo e la loro partecipazione e leadership si traduce in un’azione per il clima più produttiva.

L’inclusione delle donne nei processi decisionali delle politiche climatiche e ambientali è quindi fondamentale per un’azione efficace di contrasto al cambiamento climatico. Senza l’uguaglianza di genere oggi, un futuro sostenibile resta fuori dalla portata di tutti.

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martedì 24 Maggio 2022