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Spero almeno che il decimo abbia bevuto, e anche tanto

Risposta alla sfida di UnderTrenta “Deomocrazia o prepotenza?”.

In ogni caso, ci troviamo di fronte ad un concetto utilitaristico: il sacrificio della minoranza per il bene dei più. Il male minore assicurato dalla decisione collettiva della maggioranza. Chiaro, no? Ma il punto è un altro: Qual è la differenza tra bene comune della società politica e difesa della libera autodeterminazione del singolo?

La democrazia è legata al principio di maggioranza ed è difficile farne a meno senza mettere in pericolo la stessa democrazia. Una regola a cui è stata attribuita la virtù di garantire la volontà universale. Una regola complessa che si pone a fondamento di un concetto altrettanto problematico quanto paradossale: la democrazia. La definizione minima di democrazia la definisce il “governo del popolo”: la volontà unica (governo) di una moltitudine divisa (popolo). Sembra un’insanabile contraddizione. Forse sarebbe più corretto definirla “governo della maggioranza” ed inserirla nel più ampio contesto delle “decisioni collettive”. Comunque sia, una cosa ci deve essere chiara: un solo voto, come il nostro singolo, non conta pressoché nulla di fronte al dominio dei molti.

Seguendo l’insegnamento di Tocqueville, possiamo ricorrere ad un’altra definizione: la tirannide della maggioranza. Perché in fin dei conti è risaputo che, come Eraclito insegna, gli opposti tendono ad attrarsi ed è proprio ciò che avviene in questo prototipo di dittatura particolare perché – appunto – collettiva. Di conseguenza è forse corretto concludere che una società pluralistica e democratica debba fare a meno del principio di maggioranza e dei suoi presupposti ideali? Assolutamente no, non inganniamoci. Tuttavia è necessario rivalutare il principio democratico alla luce di un’interpretazione non meramente aggregativa di maggioranza. Una decisione collettiva può, infatti, essere giustamente intesa come forza quantitativamente prevalente e, quindi, come risultato della somma meccanicistica dell’azione di più individui.

Secondo una concezione più ampia, però, la democrazia di maggioranza incarna una visione di vita pubblica, in cui tutte le voci devono avere la possibilità di esprimersi e di concorrere alla formazione di una volontà collettiva, anche quelle delle minoranze. Il concetto di maggioranza assume, quindi, una sfumatura egualitaria nell’incarnare la somma delle libertà individuali.

Per riassumere, tra democrazia e autocrazia della maggioranza esiste una bella differenza: un conto è sottostare ad un potere frutto di un processo decisionale a cui si ha attivamente partecipato; un conto è essere assoggettati dalla volontà di una tirannide, anche se il tiranno è di per sé il gruppo predominante. Il pluralismo è il cuore pulsante della democrazia ed è quindi necessario avere ben chiaro – in riferimento alla definizione iniziale – dove inizia il “governo del popolo” e dove finisce il “governo per il popolo”.

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mercoledì 1 Febbraio 2023