Un arcobaleno alla conquista del mondo

Ormai non dovrebbe fare più notizia, ma domenica 5 aprile, mentre molti tra i comuni mortali festeggiavano la Pasqua, Tadej Pogacar conquistava l’ennesima (111ª per l’esattezza) vittoria in carriera. E non una vittoria qualsiasi: il fenomeno sloveno ha vinto per la terza volta il Giro delle Fiandre, una delle cinque Classiche Monumento, al termine di una corsa di 271 chilometri. Lo ha fatto a modo suo, cioè sbaragliando gli avversari, ultimo dei quali un mai domo Mathieu van der Poel, staccato a soli 20 chilometri dal traguardo.
Ogni vittoria del bi-campione del mondo è accompagnata da un record di qualche tipo, e questa vittoria non fa eccezione: domenica Pogacar è diventato il primo corridore della storia a vincere quattro Monumento consecutive (Liegi-Bastogne-Liegi e Il Lombardia nel 2025, Milano-Sanremo e, appunto, Fiandre quest’anno). Vittoria che tra le altre cose gli permette di allungare a nove il numero di podi consecutivi nelle cinque grandi classiche. Se i numeri lasciano sempre il tempo che trovano, questi servono comunque a percepire la grandezza dello sloveno.
Domenica 12 tocca alla Parigi-Roubaix, altra Monumento. Facile prevedere la vittoria di Pogacar, visto l’andazzo. Eppure per l’alieno non sarà affatto facile. Perché la Roubaix è iconica con i suoi settori di pavé che hanno visto trionfare leggende come Gimondi, Moser (per tre volte consecutive), Hinault, Merckx e i più recenti Boonen e van der Poel. Iconica, ma tendenzialmente pianeggiante, e quindi poco affine alle caratteristiche di un corridore che, pur in stato di grazia, deve comunque fare i conti con la realtà.
Prima di domenica, solo il cannibale Eddy Merckx era riuscito a conquistare Giro delle Fiandre e Milano-Sanremo nella stessa stagione, nel 1969 e nel 1975. I paragoni tra Merckx e Pogacar non si contano più, tanto che pare che lo sloveno, per sedare definitivamente il dibattito, voglia provare a vincere tutte e cinque le Monumento quest’anno e i tre Grandi Giri (Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España) nel 2027. Non serve nemmeno specificare che un’impresa di questo tipo non avrebbe precedenti nel ciclismo e forse nel mondo sportivo in generale.
Non sarà certo contento chi lo critica di essere un “ammazza-corse”, un ciclista reo di avere reso noioso uno sport imprevedibile come il ciclismo. Sono discorsi che hanno senso e che sono, per certi versi, condivisibili. Però bisogna guardare anche l’altro lato della medaglia. Tadej Pogacar è uno spettacolo e con le sue imprese sta avvicinando un sacco di persone al ciclismo, e questo non può che essere un bene per l’intero movimento. A soli 27 anni, nel picco della propria carriera, lo sloveno è ormai diventato il volto mondiale di questo sport. Un po’ come, negli anni Novanta, Michael Jordan per il basket o, più di recente, Mikaela Shiffrin per lo sci alpino.
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mercoledì 15 Aprile 2026