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L’arte del lasciare andare

Avete anche voi un posto dove siete totalmente in pace con voi stess* e con il mondo?

Quel posto per me è il mare.

È estate.

Una come tante altre vissute prima, con gli amici di sempre e con quelli nuovi, di quelle amicizie che puoi avere solo quando sei ragazzin*.

È estate.

La sensazione del sale che si deposita sulla pelle, della sabbia che si impiglia tra i capelli e del sole che ti fa socchiudere gli occhi quando alzi lo sguardo. 

Del mare mi piace il contorno. I rumori, gli odori, le sensazioni. Le onde, invece, quelle un po’meno. Il pensiero che ogni volta, fulmineo, mi attraversa la mente è: ecco, ora l’acqua mi sommerge, affogo. Eppure so nuotare. L’ho fatto centinaia di volte. Mi ci affaccio, sento come una vertigine e mi aggrappo agli ormeggi. Tutte le volte puntualmente questa sensazione prende il sopravvento. La profondità, l’ignoto, il vuoto. Non so bene cosa scateni in me questa paura.

Forse è solo la paura di lasciarsi andare, di abbandonarsi. La paura di perdersi.

E infatti corro a occuparmi di qualcosa, a riempirmi la giornata, la vita di mille attività, perché il vuoto non lo reggo. Trascorrere la propria vita con una mano fissa sul freno a mano, spinti dall’imperativo di dover controllare, riempire, occupare, come succede a chi guida la macchina per la prima volta.

Quante volte capita di non lasciarsi andare, di dover controllare le emozioni, di dover essere troppo razionali? Muoversi in bilico sul filo dell’alta tensione alla continua ricerca di sicurezza, ancorandosi a posti, legami, situazioni. Rintanarsi nei punti fissi per non vivere il rischio di non vedere dove si mettono i piedi, come quando si cammina nel mare dopo la pioggia.

È l’arte del lasciare andare, di mollare gli ormeggi e di farsi trascinare dalla corrente. Lasciare che le vite fluiscano naturalmente senza forzare le cose. Lasciare andare, mollare gli ormeggi e liberarsi dai nostri attaccamenti. Accettare l’impermanenza di tutte le cose e galleggiare, liber*, in un mare che non si può conoscere.

Imparare a vivere anche d’estate, anche al mare, anche tra la sabbia, come l’autunno. L’autunno che ci insegna che dobbiamo lasciar andare le cose che non ci nutrono più, che nella malinconia c’è una bellezza struggente e che per poter voltare la pagina bisogna trovare il coraggio di far cadere le foglie secche.

Solo così un giorno potranno nascerci nuovi germogli.

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lunedì 26 Febbraio 2024