Quale scienza nel nostro futuro? Intervista al fisico Guido Tonelli (Seconda parte)

Foto di Stefania Gadotti

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Si evince dalle sue parole che il nostro futuro, ora come mai, è nelle mani della scienza. Ci parla anche dei suoi limiti?

Spesso si tende a mitizzare la scienza, ritenendo che essa possa essere in grado di risolvere tutti i problemi, mentre noi scienziati sappiamo benissimo che non è così. La scienza è potentissima nell’analizzare fenomeni riproducibili mentre non riesce a fare lo stesso con le società umane – che non sono assolutamente standardizzabili. Per questo non può indicare la via maestra in molti ambiti del nostro vivere quotidiano – dalla giustizia, all’economia, alla politica, ai problemi sociali – ma può al massimo dare delle indicazioni da seguire. Ecco perché il dato scientifico deve essere sempre essere accompagnato da una “cultura umanistica” più generale in grado di far tesoro delle esperienze dell’umanità, degli errori del passato e di trovare analogie con il presente per evitare di incappare in rischi evitabili. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento che tutti dovremmo avere nei confronti della scienza: consapevolezza della sua importanza ma al contempo dei suoi limiti.

Lei è uno dei “padri” della scoperta del Bosone di Higgs, riesce a spiegarci in poche parole l’importanza di questa scoperta?

In tutta onestà, anche noi che abbiamo vissuto in prima persona questa scoperta non ne abbiamo ancora piena consapevolezza, talmente grande è il cambiamento del punto di vista scaturito. Talvolta mi sveglio la mattina e non mi sembra neanche vero (ride ndr): abbiamo compreso il meccanismo che fa sì che il mondo materiale sia organizzato in atomi, molecole, polveri, galassie, stelle… parliamo di qualcosa di profondo, della trama sottile dell’universo. Oggi siamo in grado di spiegare da dove nasce questa trama: in un certo senso è come se dovessimo riscrivere i libri di fisica, cambiando radicalmente il punto di vista. Abbiamo scoperto una particella che gioca un ruolo decisivo: tutto il mondo materiale è composto di strutture macroscopiche fatte di atomi e molecole che non potrebbero stare insieme se il campo di Higgs non differenziasse e non desse massa alle particelle elementari. Probabilmente solo fra qualche decennio, quando questa scoperta entrerà a far parte del “sentire comune”, ne comprenderemo appieno l’eccezionalità.

Torniamo ad oggi, ci racconta a cosa sta lavorando attualmente al CERN?

Faccio una premessa: quando fai ricerca vivi nel mondo delle aspettative, dei sogni e dell’incertezza. Hai un obiettivo e cerchi di raggiungerlo, consapevole che la ricerca ti può portare nella direzione totalmente opposta: per questo bisogna avere comprensione nei confronti delle aspettative degli scienziati. Al momento le nostre aspettative sono di scoprire anomalie nel comportamento del Bosone di Higgs e ne stiamo producendo milioni per studiarli in ogni dettaglio: questa particella, essendo così speciale, interagisce con tutte le altre particelle conosciute ma anche con quelle a noi sconosciute. Ci sono fenomeni come l’energia oscura e la materia oscura che potrebbero essere spiegati con l’esistenza di particelle “esotiche” – fuori dal modello standard – ed il Bosone di Higgs fungerebbe da antenna: le sentirebbe, interagirebbe con loro. Studiando tutte le sue proprietà e le sue caratteristiche, forse in queste potremmo trovare delle anomalie capaci di indicarci la loro presenza: il sogno sarebbe di comprendere cos’è la materia oscura che tiene insieme le galassie e gli ammassi di galassie e che compone circa ¼ della massa dell’universo. Non sappiamo però quando potrà avvenire questa scoperta: forse fra una settimana oppure fra decenni.

Come sta la ricerca scientifica in Italia e quali le mosse da attuare, oggi e nel futuro prossimo, per garantire a quest’ambito un futuro “d’eccellenza”?

In tal senso, ho una visione personale che contrasta con quella catastrofista che spesso ci viene raccontata: non è vero che la ricerca italiana versa in condizioni disastrose e che le nostre strutture scientifiche e le università sono pessime. È una situazione a macchia di leopardo: ci sono dei picchi d’eccellenza ed io ho la fortuna di lavorare in un campo all’avanguardia, tra i migliori al mondo in quanto ad organizzazione, enti di ricerca ed università. Però non è sempre così: per questo penso che se usassimo lo stesso atteggiamento – rigoroso, determinato e caratterizzato da investimenti continuativi – anche in altri ambiti potremmo, nel giro di pochi anni, arrivare a costruire strutture di ricerca avanzate ed essere competitivi a livello internazionale. In una larga frazione abbiamo ottime università e studenti estremamente brillanti, capaci di impegnarsi seriamente ed avere un atteggiamento creativo: le componenti per rendere attuabile un “sogno d’eccellenza” ci sono, quello che però a volte manca è l’ambizione ed un progetto per renderlo attuabile e concreto.

Alla luce di questa riflessione, inevitabilmente gettiamo lo sguardo alle nuove generazioni. C’è un messaggio, un pensiero, che Guido Tonelli si sente di lasciare ai giovani?

La cosa che mi sento di dire ai giovani è di ascoltare tutte le opinioni, ma di seguire e prendere le decisioni affidandosi sempre a quello che sentono dentro. Ognuno, io stesso ci sono passato, possiede un potenziale enorme che, talvolta, non si riesce a mettere subito a fuoco. Tenete sempre conto che la vita è vostra e che, se seguite le vostre passioni, non ve ne pentirete mai: può essere che non riusciate a raggiungere i risultati sperati, ma se avrete agito così, non ve ne pentirete e sarete comunque in pace con voi stessi. In sintesi? Guardate dentro di voi e seguite con determinazione le vostre passioni.

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sabato 25 Settembre 2021