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Il cervello e la musica

Un piccolo consiglio prima di iniziare a leggere questo articolo, è quello di mettere una musica rilassante come sottofondo e notare cosa avviene in voi durante questi minuti. Quante volte indossiamo un paio di cuffie mentre camminiamo per strada, da soli? Quante volte sentiamo il bisogno di vivere la musica e non solo di sentirla? Quante volte, la musica, è la nostra fonte di vita ed ispirazione?

Sin da quando siamo bambini registriamo suoni, rumori delle voci dei nostri genitori, dei nostri pianti ed è proprio con un urlo che veniamo al mondo, per dire: “Io ci sono”. Vi siete mai chiesti come il nostro cervello reagisca agli impulsi sonori? Vi siete mai chiesti cosa percepite ed ascoltate di una canzone?

È giusto essere curiosi della vita e nella vita, ecco perché cercheremo di guardare cosa si smuove dentro ognuno di noi, quando il nostro udito si attiva. L’ascolto di un brano musicale non coinvolge solo l’udito, bensì anche il tatto (quando scelgo quale canzone cercare), la vista (se mi trovo ad un concerto e vedo la fonte da cui nasce la canzone o se suono uno strumento), il gusto e l’olfatto (perché posso avere reminiscenza di sapori e odori importanti per me stesso).

Qual è, quindi, il processo che avviene nel nostro cervello durante l’ascolto musicale? Come ben saprete, abbiamo tantissime cellule, ovvero i neuroni, che grazie ai neurotrasmettitori comunicano tra di loro fino a quando non arriva un input: nel nostro caso la musica. Sono proprio i neurotrasmettitori che permettono di trasformare il nostro impulso iniziale in una risposta, cioè un’azione che eseguiremo grazie ai comandi dati dal nostro cervello.

Nel momento in cui ascoltiamo la musica, è come se il nostro cervello stesse assumendo una sostanza che rilascia dopamina (neurotrasmettitore); proprio quest’ultima permette di apprendere, di mantenere uno stato di concentrazione e di controllare il sonno.

L’effetto della musica riguarda non solo i meccanismi cerebrali, ma controlla ed influenza il sistema cardiovascolare, riduce lo stress, il dolore, l’ansia e soprattutto connette due emisferi: destro e sinistro, quello della logica e quello intuitivo. Non si dice, infatti, che gli opposti si attraggono? Di seguito, vedremo, che non tutti gli stili di musica producono lo stesso effetto: bisogna trovare il proprio genere, la propria musa.

Essendo un’insegnante da qualche anno, utilizzo molto la musicoterapia con i miei alunni, soprattutto nelle giornate più caotiche e agitate e nel giro di pochi minuti, con una semplice melodia di sottofondo, ottengo ottimi risultati, che gli permettono di sentire meno la fatica e creano magia in un’aula.

Grazie all’idea nata dall’unione di due professioni, la sezione dedicata agli stili musicali ed ai loro benefici verrà affrontata da una persona che crea e riproduce la musica, ed una cara amica: Linda Cordara.

Leggi la seconda parte dell’articolo.

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sabato 2 Marzo 2024