Il-ludere, o del giocare con la lingua

Avete mai pensato all’uso del linguaggio come a un gioco? Non sembra esserci nessuna difficoltà nel prendervi parte, se ci si trova a utilizzare la propria lingua madre. Eppure produzione e fruizione della parola comportano dei giochi linguistici (espressione scelta da un brillante pensatore austriaco del Novecento, Ludwig Wittgenstein) che possono essere automatici, ma mai del tutto scontati.

Capiamoci meglio: il linguaggio non è soltanto un insieme logicamente ordinato di proposizioni elementari, ma è l’unione di espressioni che svolgono funzioni diverse nell’ambito di pratiche discorsive differenti e il cui fraintendimento può generare problemi o comicità. Il significato di un vocabolo è dato dal suo impiego in un certo contesto: capire una parola implica sapere come questa è usata entro specifiche situazioni. In altri termini, vuol dire conoscere le regole del gioco linguistico in atto. Poiché tutte le nostre attività, specialmente quelle intellettuali, sono intrecciate con l’uso del linguaggio, non si può considerare la lingua prescindendo dal suo contesto d’applicazione, perché quasi mai le parole funzionano solo come nomi, ovvero etichette da applicare in modo rigido a ciò che ci circonda. Al contrario: il significato muta in relazione alla funzione cui la parola è destinata. L’aggettivo ‘integrali’, infatti, risulta piuttosto indigesto per lo studente alle prese con le funzioni integrali, mentre è garanzia di un alto grado di digeribilità se stampato su una scatola di cereali.

Possiamo anche spingerci oltre, affermando che con il linguaggio non ci limitiamo a denominare cose, bensì le facciamo. L’esclamazioneVia!”, ad esempio, comporta un ordine, non indica una strada, così come “Acqua!” adempie a un compito espressivo (richiesta) e non ha necessariamente valore ostensivo.

Il carattere del linguaggio è plurale e mutevole, anche perché i giochi linguistici evolvono, invecchiano, alcuni vengono dimenticati, altri nascono; la gamma delle possibilità è illimitata, benché vi siano talvolta tratti comuni.

Che si sia principianti o giocatori esperti, nel giocare – nel fare uso della lingua – ci si impegna, magari si compete, a volte si ricorre alla strategia, a volte alla fortuna (o al talento innato); ma è importante non dimenticare che, essendo il ludus etimologicamente ludico, giocando ci si può anche divertire.

 

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martedì 3 ottobre 2017