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Cipro: l’ultimo muro d’Europa

Repubblica di Cipro
Repubblica di Cipro
Capo Arnaoutis, Baia di Afrodite
Capo Arnaoutis, Baia di Afrodite
Rovine della fortezza bizantina di Santa Kolones, Nea Pafos
Rovine della fortezza bizantina di Santa Kolones, Nea Pafos
Tra la casa di Teseo e quella di Orfeo, Pafos
Tra la casa di Teseo e quella di Orfeo, Pafos
La penisola di Akamas
La penisola di Akamas
La bianchissima spiaggia di Agia Napa
La bianchissima spiaggia di Agia Napa
La
La "linea verde" dalla parte greco-cipriota
Le bandiere che indicano il confine della Repubblica turca di Cipro Nord
Le bandiere che indicano il confine della Repubblica turca di Cipro Nord
Senza catene ai piedi, ma non sono libero
Senza catene ai piedi, ma non sono libero

Lo Stato più a est dell’Unione Europea, a un centinaio di chilometri di mare dalla Siria e dai conflitti mediorientali. L’isola dalle spiagge bianche e dall’estate più lunga del continente, scelta da Afrodite per nascere. Ex colonia inglese di cui restano alcuni centri militari inaccessibili, la lingua e il perfetto accento british, la guida a sinistra, la carnagione chiarissima e un’inspiegata quantità di biondi/e naturali nonostante la latitudine del Maghreb.

Ciò che di Cipro non si sa (o non si dice troppo) è che l’isola è tagliata a metà da una linea verde. La tracciò sulla mappa il generale Peter Young nel 1964 per separare, nella capitale Nicosia, i quartieri greci da quelli turchi in costante conflitto. Una linea che è di fatto un muro che da allora si è esteso su tutta l’isola, sotto forma di filo spinato, impedendo non solo psicologicamente ai turco-ciprioti (a nord) di spostarsi liberamente a sud e ai greco-ciprioti (a sud) di fare il contrario.

A sud c’è l’euro, a nord la lira turca. A sud sventolano bandiere greche, cipriote e dell’UE, a nord turche, turco-cipriote e basta. A sud ci si sente un po’ figli di Atene, a nord più di Ankara. A sud si mangia frittura di pesce e Mc Donald’s, a nord Kebab e couscous. A sud infradito e creme solari, a nord incensi e spezie. A sud preti ortodossi e jeans a vita bassa, a nord minareti e qualche velo.

Due realtà divise da un muro invisibile? No. Il corso principale del centro storico della capitale si può percorrere in spensieratezza solo fino a metà. Ad un certo punto, tra piante e negozi di souvenir, uomini e donne in divisa “palpano” i turisti e timbrano i loro passaporti per consentire il passaggio “oltre la linea”. La Repubblica turca di Cipro nord, Stato riconosciuto solo dalla Turchia, permette (se si arriva da sud) di entrare nelle proprie strade a condizione che si torni a sud col tramonto.

E anche i turisti si dividono tra vacanzieri e viaggiatori: chi da Pafos a Farmagosta, passando per Larnaka, l’Olimpo e la paradisiaca Coral Bay, si gode la porta orientale dell’Europa (distratta); chi invece passeggia tra i paesini di confine (interno), osservando le rotatorie bloccate, le porte sbarrate di alcune case abbandonate da chi è fuggito, gli ulivi secolari e i punti di accesso sorvegliati a tutte le ore da uomini armati e si chiede cosa aspetti l’Europa ad abbattere il suo ultimo muro.

 

 

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