Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Cap.3 La vita è un gioco per bambini cresciuti

Materassi di cocco in un Ashram indiano

Mi sentivo diversa e staccata da tutti, era difficile conformarmi a quel “noi devoti”. Iniziai col cercare il mio posto nel tempio dove mattina e sera migliaia di persone si riuniscono per cantare. Maschi e femmine rigorosamente separati. Prese da sole, le voci che intonavano i brani smuovevano singolarmente i cuori di chi li cantava, messe assieme invece diventavano una reale potenza. Come se ogni essere umano fosse unico e diverso dagli altri e allo stesso tempo tutti in uno. Un’ora di canti in lingua indiana prima lenti, poi vivacizzati da tamburi, fisarmoniche e triangoli.
Alcune voci sovrastavano le altre, le vibrazioni aumentavano, erano positive e toccavano ogni parte del corpo fino a raggiungere qualcosa che in molti chiamerebbero anima. Per quel Dio indiano la musica è un canale preferenziale per l’evoluzione dell’uomo, per espandere il suo cuore e purificare la sua mente. Per Lui la voce è la cassa di risonanza dell’anima – e se gli occhi sono il suo specchio allora non aveva tutti i torti. Il canto devozionale permette di muovere le vibrazioni ferme nel nostro cuore. È un mezzo che ci fa accedere alla parte interiore e ci permette di conoscerne, per quanto complessa, la sua portata d’infinito amore, per espanderla grazie al nostro “amplificatore” naturale che è la voce.
Quando le vibrazioni che muoviamo cantando si incontrano, il corpo viene inondato da frequenze calme, pacifiche e la sensazione è quella di essere come tutti e connesso con tutti. Questa è la reale potenza di cui sopra parlavo.

In una persona vedo due cose: una che “fa” e una che “è”. La prima differisce in ognuno: ad ogni ruolo il suo diverso vestito. La seconda ci accomuna e, prima o poi, si fa sentire a tutti. Quel “essere”, più comunemente ‘anima’ o ‘spirito’, è la ricerca o l’arrivo di filosofie, religioni, credi, saggezze e canti di ogni parte del mondo dove ci sia vita umana. Sempre quell’ “essere” ci interroga sulla nostra identità, su quel “chi sono” tolto il lavoro o il ruolo famigliare. Una domanda a cui è difficile far seguire una risposta certa, ma – per quel che ho vissuto finora – ci dà la forza per cambiare. Vivere è saper cambiare e cambiare è saper vivere.
Quando guardo la vita vedo un gioco, ogni Paese dà le proprie regole al popolo, ma il circuito è comune e ha inizio e fine nella conoscenza di se stessi. Nessuno dice che è un gioco semplice, ma ogni Maestro, compreso il Dio dell’Ashram dove ero, assicura che è bello perché non ci sono né vincitori né vinti, solo un movimento costante in cui il moto di ognuno è perpetuato dall’amore per sé e per chi è uguale a quel sé. Ogni Uomo inizia veramente a giocare solo quando riconosce in sé quel “qualcosa che hanno tutti”.

Materassi di cocco in un Ashram indiano:
Cap.1 Un acquerello siberiano in India
Cap.2 Una venditrice di papaya
Cap.3 La vita è un gioco per bimbi cresciuti
Cap.4 Una figurina appesa alla macchina del caffè
Cap.5 I veri ballerini danzano in gruppo
Cap.6 Una scarpiera nepalese in India

Viaggi
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

lunedì 4 Marzo 2024