Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

“Petaloso”: l’errore ac-colto vaga nella foresta dei social

Ci sono un bambino, un compito e una maestra. Arriva l’errore con un che di meravigli-oso. La maestra lo coglie e l’Accademia della Crusca lo ac-coglie, purché diventi di uso comune. Guarda caso, esistono i social network che, a prescindere dai commenti contrari o favorevoli degli utenti del web nei confronti della notizia, diffondono: #petaloso, hashtag petaloso, hashtag

Foto per articolo

Da espediente pedagogico ed educativo di un’insegnante che vuole trasmettere agli alunni l’importanza del “chiedere” portando avanti le proprie idee, il nuovo termine diventa minaccia linguistica. Così la lettera di risposta della Crusca, pur  essendo a misura di bambino, entra nel mirino: a chi non è mai capitato di inventare un neologismo? Con le parole si può giocare di proposito; e lo sa bene chi si occupa di pubblicità: pensiamo per esempio allo spot dove Banderas introduce il termine ‘inzupposo‘ aiutando una ragazza a descrivere i “nuovi biscottoni del Mulino Bianco”. Quindi perché accettare “petaloso” piuttosto che “inzupposo”?

C’è da dire che ‘petaloso’ ha superato gli accertamenti della Crusca aggiudicandosi, a livello teorico, la pertinenza col sistema linguistico italiano: pur dando solo una scintilla di incoraggiamento ad un piccolo essere umano, l’Accademia ha forse sottovalutato la possibilità che la parola potesse attecchire virtualmente… Il lessico di una lingua è un sistema aperto in quanto subisce naturalmente delle variazioni nel corso del tempo; tuttavia arricchirlo hic et nunc grazie ai social significa avviare un processo di costruzione istantaneo a cui tutti potrebbero partecipare da protagonisti. Siamo forse di fronte all’inizio di una lingua fai da te?

CUL01F6_2946978F1_6821_20121105170245_HE10_20121106-kTOB-U43160148635166QNC-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443

Se scorriamo le notizie di questi giorni, leggiamo nell’articolo di Monia Sangermano che la parola del piccolo Matteo in realtà era già stata inventata da James Petiver, botanico e farmacista. Egli definì “petaloso” il  fiore del  peperoncino nel suo trattato di specie animali, vegetali e fossili, il Centuriae Decem Rariora Natura (scritto tra il 1693 e il 1703). L’autore lo usò perché era convinto si trattasse di un termine esistente in  latino, invece fu un errore e come tale venne considerato. Questo avvenne oltre tre secoli fa. Il nostro presente, invece, è caratterizzato da azione e dinamicità: dove i life coach, e perché no, le maestre intraprendenti, ci insegnano a trasformare un errore in un punto di forza sfruttando la creatività.

In questo caso però, da una parte la creatività è una risorsa, dall’altra entra nella foresta dei social sotto forma di nuovo e accettabile segno linguistico che stiamo inconsapevolmente collaudando mentre siamo impegnati ad accaparrarci like nel dire la nostra a riguardo. È prendendo coscienza di queste dinamiche che siamo veramente chiamati a riflettere: fino a che punto la creatività può interagire con le fondamenta di una lingua cambiandone il dizionario?

UnderWord
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Il #Moltiplicazionifestival 2022 ha avuto tra i suoi protagonisti i green content creator Alice P ...
  • Nel corso del #Moltiplicazionifestival è stato proiettato il documentario “PrimAscesa – la m ...
  • Tra gli eventi di apertura del Moltiplicazioni 2022, si è tenuto un dialogo d’ispirazione ince ...
  • Vi raccontiamo in quest'approfondimento l'incontro "Siamo Ovunque. Dialoghi ed esplorazioni sul m ...
  • La nostra redazione, lo scorso fine settimana, ha seguito il #moltiplicazionifestival di Rovereto ...
  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...

lunedì 5 Dicembre 2022