Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Non chiamateli “zombie”

Quando si sente pronunciare la parola “zombi” (o meglio ancora zombie, all’inglese), il pensiero va subito a quei cadaveri ambulanti che da diversi anni a questa parte infestano la cinematografia, soprattutto statunitense. Il caso più eclatante? Sicuramente The Walking Dead, fumetto diventato talmente celebre da aver generato una serie televisiva altrettanto seguita e acclamata. Le scene della serie – così come quelle di svariati film post apocalittici – sono arcinote all’immaginario collettivo: morti viventi che trascinano quel che resta delle loro membra verso chi invece è ancora integro, solitamente con fare violento e aggressivo.

Bene: niente di più distante dalla vera origine della parola “zombi”. Si tratta infatti di un termine di origine haitiana (a sua volta proveniente dal bantu nzumbe) legato alla tradizione religiosa vudù. Secondo alcune interpretazioni, proverrebbe dal nome di un dio-serpente dell’Africa occidentale, associato alla rianimazione di cadaveri nei riti vudù; secondo altre, invece, si potrebbe tradurre con “fantasma”. In ogni caso, si va ben oltre alla semplice idea di “morto vivente” dalla pelle disfatta e gli occhi infossati.

L’antica religione del vudù interpreta il mondo secondo l’azione di una grande moltitudine di spiriti, con i quali è possibile interagire tramite i riti magici dei sacerdoti. Nel vudù caraibico, i sacerdoti sono chiamati ungan e le sacerdotesse mambo: sono i medium che interpretano i messaggi degli spiriti, servendosene per diversi scopi (soprattutto legati alla cura).

Se però sono mossi da mire egoiste, i sacerdoti vengono chiamati bokor, il cui rito centrale è proprio la creazione di zombi. Secondo il folclore haitiano, i bokor sarebbero in grado di catturare una parte dell’anima e di detenerla in una piccola fiasca, producendo nella vittima uno stato di letargia simile alla morte. Le doti magiche dei sacerdoti riuscirebbero poi – anche a distanza di anni dalla sepoltura – a resuscitare la vittima, restituendo quanto basta della sua anima per farne uno schiavo.

Qui risiede la differenza più rilevante con le credenze occidentali: le popolazioni haitiane non hanno paura della presenza degli zombi. Hanno paura di diventare zombi. Un timore talmente radicato e profondo che la famiglia Duvalier (il cui regime dittatoriale durò fino agli anni Ottanta) instaurò un vero e proprio clima di terrore alimentando la superstizione delle pratiche dei bokor.

UnderWord
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Il #Moltiplicazionifestival 2022 ha avuto tra i suoi protagonisti i green content creator Alice P ...
  • Nel corso del #Moltiplicazionifestival è stato proiettato il documentario “PrimAscesa – la m ...
  • Tra gli eventi di apertura del Moltiplicazioni 2022, si è tenuto un dialogo d’ispirazione ince ...
  • Vi raccontiamo in quest'approfondimento l'incontro "Siamo Ovunque. Dialoghi ed esplorazioni sul m ...
  • La nostra redazione, lo scorso fine settimana, ha seguito il #moltiplicazionifestival di Rovereto ...
  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...

martedì 6 Dicembre 2022