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“Per non cadere”, l’autobiografia di Gianni Bugno

Una zazzera di capelli neri, occhi azzurri più del ghiaccio e una voce bassa e schiva come il suo carattere. Bastano questi pochi elementi per tratteggiare fisicamente e caratterialmente uno dei più forti ciclisti italiani di tutti i tempi: Gianni Bugno.

Recentemente a Verbania per presentare la sua autobiografia (scritta con il giornalista Tiziano Marino) dal titolo “Per non cadere. La mia vita in equilibrio”, Gianni Bugno si è mostrato al pubblico com’è sempre stato anche in bicicletta: apparentemente scontroso e taciturno quasi preferisse nascondersi nelle retrovie del gruppo così come faceva quando correva. Ma poi, d’un tratto, una battuta o una risata, e quella ritrosia (che non è altro che riservatezza e umiltà) si scioglie. Il “neonato” Bugno è più solare e disponibile, persino ciarliero, simpatico e capace di riflessioni tutt’altro che banali. Insomma, maledizione di tutte le persone timide e introverse, fa una pessima prima impressione – quasi da provare imbarazzo per lui -, ma poi si rifà con gli interessi, conquistando la platea.

Gianni Bugno ha vinto quasi tutto quello che poteva vincere in un’epoca – i primi anni Novanta – in cui a vincere quasi tutto quello che si poteva vincere era lo spagnolo Miguel Indurain (cinque Tour de France consecutivi e due Giri d’Italia nel palmarès). Ma Bugno ha saputo ritagliarsi il proprio spazio con tante vittorie prestigiose, come un Giro d’Italia, una Milano-Sanremo, un Giro delle Fiandre e due Mondiali, oltre a tante vittorie di tappa tra le quali i due prestigiosissimi arrivi in cima all’Alpe d’Huez nei Tour del 1990 e del 1991. A sua detta, l’unico rammarico è proprio non essere riuscito a conquistare il Tour de France, arrivando per due volte a un soffio dalla maglia gialla (secondo nel 1991 e terzo nel 1992).

Leggere la sua autobiografia restituisce appieno il senso del Gianni Bugno uomo e ciclista. Non c’è travestimento letterario, non c’è messa in scena, non c’è romanzizzazione. Persino la penna del co-autore Marino tace e lascia spazio allo stile-Bugno: riservato e di poche parole, umile e schietto. Perché, in fin dei conti, “non ero capace di andare in bici. Cercavo solo di fare quello che fanno tutti: restare il più possibile in equilibrio per non cadere”.

Sport
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