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Le Torpeur de France 2021, come non dovrebbe essere una corsa ciclistica

Quella del 2021 è stata l’edizione del Tour de France più noiosa degli ultimi anni. La più noiosa e la meno combattuta, perfino per le posizioni di rincalzo. Il vincitore finale Tadej Pogačar ha conquistato la maglia gialla al termine della prima settimana di corsa e l’ha mantenuta fino a Parigi – tradizionale sede d’arrivo dell’ultima tappa del Tour – con un distacco (molto ampio fin dall’inizio) sui rivali che è rimasto sostanzialmente invariato.

Ecco, i rivali. Di rivali non ce ne sono stati. L’attesa “guerra civile” tra i due campioni sloveni Tadej Pogačar e Primož Roglič non ha avuto luogo, a causa di una brutta caduta del secondo che è stato costretto al ritiro dopo pochi giorni di corsa. D’altro canto, l’enorme potenziale offensivo della INEOS Grenadiers non si è mai manifestato a causa di cadute (Richie Porte e Geraint Thomas) o di una condizione non ottimale (Richard Carapaz e Tao Geoghegan Hart).

Dal momento in cui Pogačar, al termine dell’ottava tappa, ha conquistato la maglia gialla, ha dominato l’attendismo. Tutti i corridori aspettavano una sua mossa per poi cercare di tenergli le ruote o di perdere il meno possibile, qualora non fossero stati in grado di reggere il suo ritmo. Non c’è quasi mai stato un attacco diretto alla sua leadership. L’unico che ci ha provato (da qui il “quasi”) è stato il danese Jonas Vingegaard – ottimo secondo posto finale, considerato che era partito come gregario di Roglič – sul famigerato Mont Ventoux. Il suo attacco è stato tuttavia annullato prima che potesse portare qualche risultato.

Per il resto è stato abbastanza chiaro che ai ciclisti (podio a parte) interessasse poco la quarta, la settima o l’ottava posizione nella classifica generale a patto di finire comunque entro i primi dieci. Chi attaccava lo faceva solo perché gravitava troppo pericolosamente vicino al decimo posto e voleva allontanarsene. Che non ci siano fraintendimenti: essere tra i primi dieci classificati al termine del Tour de France è un ottimo risultato. Ma quando è più importante quel risultato della vittoria allora c’è qualcosa che non va. Certo, Pogačar ha dimostrato una forza devastante, ma non è invincibile. Mal sopporta il caldo, la sua squadra è meno attrezzata di altre e ha mostrato di soffrire gli attacchi lontani dal traguardo.

Due considerazioni finali alla luce di quanto scritto a presentazione del Tour. Alaphilippe, Van Aert e Van Der Poel sono stati fedeli alla propria fama: cinque vittorie e sette giorni in maglia gialla complessivamente. Ha spiccato in particolare Van Aert che ha vinto una tappa alpina (quella del Mont Ventoux), una cronometro e una volata di gruppo: un corridore davvero completo, che probabilmente dirà la sua anche alle Olimpiadi. Per quanto riguarda l’Italia, invece, il risultato è stato piuttosto magro: nessuna vittoria di tappa, qualche piazzamento (Sonny Colbrelli è arrivato a podio due volte) e il misero dodicesimo posto nella generale di Mattia Cattaneo, a venticinque minuti dal vincitore.

Insomma, la speranza è che le Olimpiadi, la Vuelta a España e le classiche italiane di fine stagione possano offrire uno spettacolo maggiore, in attesa della prossima edizione del Tour de France.

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martedì 6 Dicembre 2022