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L’anno d’oro del tennis maschile italiano

In 144 anni del Torneo di Wimbledon nessun italiano era mai arrivato in finale. Fino ad ora. Sì, perché domenica 11 luglio 2021 non è stata solo la data in cui la Nazionale italiana di calcio ha vinto gli Europei dopo 53 anni: ha segnato anche la disputa per la coppa tra il numero uno al mondo, il serbo Novak Djokovic, e Matteo Berrettini, venticinquenne romano. Viene da chiedersi se la Gran Bretagna non ci porti fortuna.

Tornando a Berrettini, chiariamo subito che è anche l’unico tennista italiano ad aver raggiunto gli ottavi di finale del singolo maschile in tutti e quattro i tornei che compongono il Grande Slam: in ordine cronologico annuale incontriamo prima l’Austalian Open che si svolge a gennaio a Melbourne; a maggio si vola poi a Parigi per il Roland Garros – l’Open di Francia -; terza tappa a Wimbledon a luglio, per concludere ad agosto con l’US Open di New York. E proprio in quest’ultimo torneo nel 2019 Berrettini è stato nuovamente uno dei protagonisti, arrivando a disputare le semifinali.

Ma nel panorama tennistico degli ultimi anni l’Italia può vantare più di un solo campione, tanto che nella top30 della lista ATP (Association of Tennis Professionals) troviamo ben tre nomi. Ovviamente il dominatore è Berrettini che, salito all’ottavo posto, è riuscito a superare lo svizzero Roger Federer, una vera leggenda del tennis, tanto da essere soprannominato King Roger. A seguire, al 23esimo posto si piazza l’altoatesino Jannik Sinner, che appena diciannovenne si è guadagnato il titolo di giocatore più giovane ad aver vinto un torneo del circuito maggiore (a Sofia nel 2020) e che già nel 2019 era stato premiato come esordiente dell’anno. Tre posti più in basso, 26esimo, c’è invece Lorenzo Sonego, torinese classe 1995, famoso per essere riuscito nella dura impresa di sconfiggere Djokovic (sì, proprio lui) all’ATP 500 di Vienna nel 2020. Un anno dopo si è qualificato agli ottavi di finale sia al Roland Garros che a Wimbledon.  Oltre il 30esimo posto menzione speciale meritano Fabio Fognini, che si era classificato nono nel singolo maschile nel 2019 e settimo nel doppio nel 2015, e Lorenzo Musetti, diciannovenne fresco di maturità con un futuro molto promettente.

Tornando alla finale di Wimbledon, Berrettini, nonostante i suoi dritti poderosi e i suoi servizi da 220/230 Km orari, nulla ha potuto contro la maestria e l’infaticabilità di Djokovic. Ma questo è uno di quei casi in cui vincere non è l’unica cosa che conti. Quando si arriva per la prima volta in finale in una competizione così importante, quando si gioca contro il numero uno al mondo, quando si supera in classifica il re che due anni prima nello stesso torneo ci ha battuti in semifinale, quella medaglia d’argento la si tiene stretta al collo con gratitudine, orgoglio e gioia.

E questa sì che è una lezione che dovrebbero imparare tutti quei calciatori che, nello stesso giorno, se la sono sfilata con sdegno immediatamente dopo averla ricevuta. Per fortuna la sportività non è ancora morta.

Sport

I vostri commenti all'articolo

1
  1. Giovanna Corradi

    Scrivi qui il tuo Brava, ora ti sei data alla cronaca sportiva!

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sabato 3 Dicembre 2022