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La maledizione di Wout Van Aert

“Secondo, secondo, secondo”. Suona così il ritornello che sembra perseguitare il grande campione belga Wout van Aert tra prove olimpiche e mondiali, appuntamenti iridati nel ciclocross e su strada. E suona così da almeno un anno.

Infatti, Van Aert arriva due volte secondo nel 2020 ai mondiali di Imola: prima nella crono dietro Filippo Ganna, poi pochi giorni dopo nella prova in linea, dietro Julian Alaphilippe. Secondo al mondiale di ciclocross a Ostenda, preceduto dal grande rivale Mathieu van der Poel. Secondo alle Olimpiadi di Tokyo dietro Richard Carapaz. Secondo qualche mese fa alla cronometro mondiale, di nuovo dietro Ganna. Ormai pare una vera e propria maledizione per un corridore che ha sempre saputo vincere parecchio.

Basta scorrere il palmarès di Van Aert per capire che non ha nulla da invidiare a nessuno. Con 13 vittorie World Tour sulle spalle, il fenomeno di Herentals si contraddistingue per una poliedricità straordinaria. Al Tour de France vince tre volte in volata (battendo velocisti puri come Elia Viviani, Caleb Ewan, Sam Bennett o Peter Sagan) e domina la tappa del Mont Ventoux, una delle più ambite dagli scalatori. Il Belgio non vedeva uno dei suoi campioni vincere sul Ventoux dal lontano 1970, quando a tagliare il traguardo fu Eddy “il Cannibale” Merckx (non esattamente uno qualsiasi).

Quanti sono i corridori che possono dire di aver vinto tappe importanti e di varia natura ai grandi giri, di aver vinto nelle Fiandre (Gand-Wevelgem), sullo sterrato (Strade Bianche), grandi classiche (Milano-Sanremo, Amstel Gold Race), oltre che campionati sia in linea sia a cronometro? Non vengono in mente molti nomi, quantomeno a chi scrive. Anzi, chi scrive si azzarda a pensare che probabilmente non esiste nessuno come lui, considerando che a tutto questo si aggiungono persino (tante) vittorie nel ciclocross.

Ultimo ma non ultimo, uno dei tratti più belli di Van Aert prescinde dall’indiscutibile talento in bicicletta: la sua umiltà. Nonostante abbia capacità irraggiungibili, è un esempio da seguire per quanto riguarda il comportamento e la correttezza nei confronti degli avversari. Un esempio su tutti: il 19 settembre Ganna gli porta via una delle vittorie più ambite dell’intera stagione (oltretutto a Bruges, quindi in casa). Rabbia, delusione e amaro in bocca non gli impediscono però di attendere il campione italiano al traguardo, di complimentarsi e di abbracciarlo con sincera stima, dando vita a uno degli scatti più belli del ciclismo.

Lo stesso Ganna dopo la competizione ha affermato: «Quest’anno Wout van Aert è stata la mia ispirazione. È un grande ciclista». Sicuramente un ciclista che ha tanto da insegnare a chi, come il compaesano Remco Evenepoel, ha dimostrato di dover ancora lavorare sulla propria maturità, tanto sull’asfalto quanto giù dalla sella.

Sia dunque lode a re Wout, nella speranza di rivederlo presto sul primo gradino del podio.

Sport
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