Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Il pagellone del Tour de France 2023 (pt. 1)

La Grande Boucle numero 110 si è chiusa esattamente come la precedente: Jonas Vingegaard è ancora il re della corsa più importante del mondo. Sul secondo gradino del podio c’è (di nuovo) Tadej Pogačar, sul terzo un sorprendente Adam Yates. Dal basso della nostra umiltà – e soprattutto dalla placidità del nostro divano – proviamo a valutare le prestazioni dei corridori sulle strade francesi.

Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma). Che gli vuoi dire. Perfetto in salita, perfetto a cronometro, perfetto sempre. Ha dato tutto quello che aveva, e lo ha fatto seguendo una strategia impeccabile. È decisamente l’uomo da battere. Voto 10 e lode.

Wout van Aert (Jumbo-Visma). Che gli vuoi dire bis. Wout è un campione e ha già dimostrato più volte in passato di avere le capacità per vincere qualsiasi tipo di tappa. Quest’anno era meno in forma rispetto agli scorsi anni e non è riuscito a portare a casa una vittoria, ma quella di Vingegaard, il trionfo più importante, porta anche e soprattutto la firma di van Aert. Vederlo sbandare per la fatica dopo aver prosciugato ogni energia a favore del proprio capitano (alla sesta tappa) è stato commovente. Averne, di gregari così. Voto 10.

Tadej Pogačar (UAE). C’è chi dice che il crollo verticale dello sloveno sia dovuto all’infortunio al polso che si è procurato alla Liegi; c’è chi dice che sia perché Tadej ama partecipare – e vincere, non esattamente un dettaglio – alle classiche primaverili, competizioni stressanti sia fisicamente sia psicologicamente; c’è chi dice che Vingegaard sia semplicemente superiore in questo momento dal punto di vista delle prestazioni. Insomma, si sono fatte parecchie analisi sulla “sconfitta” di Pogačar. Probabilmente si è trattato dell’insieme di tutti questi fattori. Qualunque sia la risposta esatta, però, resta una certezza: parliamo di un corridore combattivo fino al midollo, disposto a portare il proprio corpo all’estremo pur di dare spettacolo e di non deludere anzitutto sé stesso. In tal senso, la vittoria nell’ultima giornata in montagna a Le Markstein aveva un che di epico. Voto 9.

Sepp Kuss (Jumbo-Visma). A proposito di gregari fenomenali. Come diavolo ha fatto Kuss a reggere due Grandi Giri del calibro di Giro d’Italia e Tour de France a quei ritmi, senza mai dare segni di cedimento? E come diavolo farà a reggere anche una Vuelta? Motore assurdo, certezza inossidabile. La Jumbo deve blindarlo. Guai a lasciarselo scappare. Voto 9.

Adam Yates (UAE). È riuscito a salire sul terzo gradino del podio e il primo giorno ha conquistato tappa e Maglia Gialla, pur essendo fin da subito disposto a sacrificarsi per il proprio capitano, Pogačar. Rispetto ad altri compagni di squadra, preziosi ma discontinui (vedi Marc Soler), a ogni sfida ha sempre risposto “presente”. Più di così era difficile e, anzi, ha stupito tutti. Una Grande Boucle niente affatto male per il britannico. Voto 8.

(Nella prossima puntata ci saranno anche votazioni più severe e meno entusiastiche, promesso).

Sport
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

venerdì 19 Aprile 2024