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Festival dello Sport: Sandro Veronesi racconta Roger Federer

Nella giornata successiva alla partita che ha segnato l’addio di Roger Federer al tennis, l’autore dei best sellers Caos calmo e Il colibrì, Sandro Veronesi, è stato invitato a raccontare l’illustre carriera sportiva di questo campione al Festival dello Sport 2022 di Trento.

“Dopo più di vent’anni dedicati alla racchetta, l’atleta svizzero è paragonabile solo a Michael Jordan e a Muhammad Ali e sto per spiegarvi il perché”, esordisce lo scrittore. L’excursus su ciò che lo ha reso il campione amato, rispettato e iconico che tutti conosciamo parte così dall’età di 13-14 anni, quando era ancora un ragazzino che rompeva le racchette. A sedici era un atleta discontinuo che preferiva i festeggiamenti agli allenamenti, ma poi qualcosa cambia: l’ultima smorfia per un colpo andato male arriva nel 2004, quando perde il primo set contro Andy Roddick, mentre è intento a difendere il titolo di campione in carica a Wimbledon – dove aveva trionfato l’anno precedente. In seguito vincerà la partita in quattro set: “Roddick fu il primo a rendersi conto che Roger Federer era diventato Roger Federer”.

Sì, perché lo stesso campione svizzero se ne accorse solo l’anno successivo agli U.S. Open australiani quando giocò una partita che creò la sua leggenda contro Andre Agassi, mettendo a segno dei lungo linea quando era umanamente impossibile riuscirci, tanto che lo scrittore David Foster Wallace, presente all’incontro, lo paragonò a Nio, il protagonista del film Matrix.

“Federer è diventato elegante, bello e coordinato: è successo qualcosa al suo corpo, ma nella sua mente è ancora quel ragazzino che rompeva le racchette. È la testa il suo punto debole”, prosegue Veronesi. Nella primavera del 2018, quando ormai era dato per spacciato, torna a essere il numero uno al mondo. Rafael Nadal è infortunato e l’unico modo che ha per riappropriarsi del titolo è che il collega perda i tornei di Indian Wells e di Miami. E Federer perde, esattamente com’era successo undici anni prima sempre negli stessi campionati. “Sapete quante volte ha perso nella sua carriera?”, chiede Veronesi. La risposta è 23 più una, il doppio di ieri sera in coppia con Nadal. Quest’ultimo ne ha perse 7 più una, vedi sopra. Djokovic ne annovera 3 e Borg è l’unico nella storia a non aver mai mancato un’occasione. “Alla fine, a conti fatti, si dirà che gli altri sono più bravi perché hanno perso meno, ma nessuno sarà mai Roger Federer. Se la testa è il suo punto debole, la cinestetica – la capacità del corpo di memorizzare un movimento e ripeterlo sempre uguale – è il suo punto forte”, ci svela lo scrittore. Esattamente come Michael Jordan poteva restare sospeso nell’aria qualche attimo in più rispetto agli altri cestisti e come Muhammad Ali riusciva a colpire l’avversario in quattro centesimi di secondo, il tempo di un battito di ciglia, così Federer riesce a correre più velocemente degli altri. “A chi afferma che il tennis stia degenerando, questo campione dimostra invece che la bellezza è sempre possibile e che il tennis completo, vario e spettacolare esisterà per sempre”, afferma Veronesi.

Conclude poi l’evento immaginando l’arrivo di Roddick in Paradiso e la sua richiesta di poter giocare lo sport che ama molto lontano dal collega svizzero. Viene esaudito ma una mattina dalla terrazza della sua dimora celeste il campione vede in lontananza la sua nemesi intenta in una partita. Chiama in tutta fretta San Pietro e questi gli risponde: “Ho capito tutto: quello non era Federer, era Dio che si stava allenando”.

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martedì 6 Dicembre 2022