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Festival dello Sport: le vecchie glorie del ciclismo italiano

Il 24 settembre, alla vigilia della prova in linea élite maschile dei campionati mondiali australiani di Wollongong, il Festival dello Sport ha riunito a Trento sette dei nove campioni del mondo azzurri del ciclismo ancora in vita: Vittorio Adorni (1968), Alessandro Ballan (2008), Marino Basso (1972), Gianni Bugno (1991 e 1992), Maurizio Fondriest (1988), Francesco Moser (1977) e Giuseppe Saronni (1982); all’appello mancavano solo Moreno Argentin (1986) e Paolo Bettini (2006 e 2007). Tra risate e rimpianti, tra ricordi e sogni, a emergere è stato il tema del lungo digiuno iridato degli azzurri (ben 14 anni), dovuto principalmente alle carenze del movimento ciclistico nazionale.

Una volta l’Italia viveva i Mondiali da protagonista: era in grado di vincerli, e anche quando non li vinceva era comunque un avversario temibile, perché sapeva giocare bene le proprie carte e competere per il titolo fino all’ultimo secondo. Gli ultimi anni – compreso il Mondiale dello scorso 25 settembre – hanno dimostrato il contrario: dopo l’impresa di Ballan a Varese, nessun italiano è più riuscito a imporsi sulla vetta del mondo, e i trentini (che ancora ricordano le imprecazioni lanciate nel 2019 dopo l’argento amaro di Matteo Trentin) lo sanno benissimo.

Le cause dietro a questo insuccesso sono tante e diverse, come sottolineano gli stessi campioni: «In Italia manca una squadra World Tour, mancano gli sponsor, i ragazzini che non vantano grandi risultati fanno fatica a trovare squadra e quelli che vanno avanti non riescono poi a fare il grande salto» spiega Ballan.

Saronni e Moser non risparmiano invece una (giusta) stoccata al giornalismo sportivo italiano, sempre più calciocentrico: «La rivalità tra me e Francesco» racconta Saronni «era quasi provocata dai giornali, ci spingevano a litigare. Ma era un altro giornalismo, e soprattutto conveniva a entrambi: nei bar si parlava di ciclismo tanto quanto di calcio». Moser concorda, aggiungendo che «trovare oggi notizie di ciclismo sui giornali, persino sulla Gazzetta, è cosa rara. Ai nostri tempi ci dedicavano pagine intere». Conclude Saronni: «Servono idee, progetti e risorse. Speriamo che Fondriest sappia trovare qualche nuovo campione».

Anche Bugno riconosce a Fondriest il carisma adatto a un leader e auspica una sua “discesa in campo” per formare, finalmente, una squadra World Tour italiana. Nonostante l’amarezza per il presente, tuttavia, l’incontro è stato anche l’occasione per tuffarsi nei ricordi del passato: la vittoria schiacciante di Adorni (quasi 10 minuti di distacco sul secondo), la fucilata di Basso che batte Merckx, la vittoria venezuelana di Moser, il trionfo di Saronni a Goodwood, la sensazionale doppietta di Bugno…

Sarebbe bello poter “aggiornare” questo elenco con un nuovo nome. Non resta che augurare al ct Daniele Bennati di riuscire a compiere la tanto agognata impresa di rivedere un Azzurro in maglia iridata.

Sport
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