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Festival dello Sport: il tango argentino di Batistuta e Zanetti

Difficile trattenere l’emozione di fronte a due grandi campioni. Lo ha dimostrato l’Auditorium Santa Chiara di Trento, che non ha mai trattenuto (giustamente) grida e applausi per Gabriel “Batigol” Batistuta e per Javier “Pupi” Zanetti, i due talenti argentini protagonisti della mattinata del 24 settembre al Festival dello Sport di Trento.

Un incontro piacevole sia per il pubblico sia per i due ex calciatori che, un po’ per l’amicizia che li lega e un po’ per l’affetto che nutrono nei confronti del pubblico italiano («Ci sentiamo italiani, ormai l’Italia è casa per noi»), si sono lasciati andare in una bella chiacchierata sulle loro carriere passate e presenti, sui rimpianti e sui progetti futuri.

Bati ripercorre i propri passi, ricordando il primo allenamento di calcio all’età di 18 anni al quale è seguito in breve tempo un percorso brillante: rete dopo rete, prima lo chiama il River, poi il Boca, la convocazione in Nazionale e da qui l’approdo in Italia. «Alla Fiorentina ho fatto fatica per i primi anni: non ero pronto né di testa né di fisico. Poi a Firenze siamo cresciuti e siamo riusciti a fare cose positive. A Roma è stato diverso, ero più maturo». Il grande rimpianto però resta l’Inter, a cui chiede scusa per non aver segnato abbastanza e per non essere stato all’altezza delle aspettative. «Da quando ho consigliato Lautaro all’Inter, però, i miei sensi di colpa sono più tranquilli» scherza Bati con un sorriso, aggiungendo che il Toro Martínez «sta facendo ciò che avrei voluto fare io all’Inter».

Accanto a lui sorride anche Zanetti, che sull’Inter – per usare un eufemismo – può dire la sua. «L’Inter è la mia famiglia, mi rende orgoglioso». Dopo una carriera impeccabile da calciatore culminata con l’indimenticabile Triplete, Pupi racconta della gioia con cui ha accettato l’incarico di vicepresidente, ma anche del grande senso di responsabilità di cui si è sentito investito: «In campo pensi alla singola partita e a vincerla, come dirigente devi avere una visione a 360 gradi. Così mi sono messo a studiare alla Bocconi per imparare fondamenta di marketing, di management, di finanza. Volevo essere utile alla società anche da quel punto di vista e non solo come ex calciatore».

Guardando al futuro, entrambi naturalmente auspicano la vittoria dell’Argentina in Qatar, guidata dalla leadership di Lionel Messi. E alla domanda “com’è possibile che Messi non sia mai riuscito a vincere un Mondiale?”, rispondono in maniera impeccabile: «Non credo che Messi abbia bisogno di vincere un Mondiale per dimostrare il proprio talento» sostiene Zanetti, mentre Batistuta sottolinea che «non conta il risultato, che spesso non riflette la partita che hai giocato, ma il percorso fatto per arrivare fino a lì».

Il percorso di Javier Zanetti non lascia spazio a dubbi: il suo presente e il suo futuro sono nerazzurri. Quello di Batistuta, al contrario, potrebbe ancora sorprendere: «L’Inter ha Zanetti, il Milan ha Maldini… Mi piacerebbe poter rivestire lo stesso ruolo per una squadra». «La Fiorentina?» incalza l’intervistatore. Bati alza le mani: «Lo hai detto tu, non io…». Nuovo gol per la Viola?

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sabato 3 Dicembre 2022