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Festival dello Sport: Davide Cassani, il volto del ciclismo italiano

C’è un filo rosso che lega molte delle esperienze ciclistiche che il pubblico italiano ha vissuto negli ultimi trent’anni. Quel filo rosso ha un nome e un cognome precisi: Davide Cassani. Prima come indimenticabile telecronista RAI delle principali corse di ciclismo e poi – dal 2014 al 2021 – come commissario tecnico della nazionale italiana maschile, Davide Cassani è probabilmente uno dei volti più rappresentativi del movimento ciclistico italiano. Protagonista di uno degli incontri della seconda giornata del Festival dello Sport di Trento, Cassani ha presentato il suo nuovo libro Ho voluto la bicicletta, in cui racconta che cosa ha rappresentato il ciclismo e che cosa gli ha insegnato, cioè a trovare la propria strada nei momenti di maggiore difficoltà. Lui ne è stato testimone in prima persona, come racconta proprio durante l’incontro: “Ho terminato la mia carriera a causa di un automobile che non mi ha visto e mi ha centrato in pieno durante un allenamento. Poche settimane dopo mi ha chiamato il direttore di Rai Sport e mi ha chiesto se avevo voglia di andare a lavorare per loro. Il ciclismo è questo: dopo ogni caduta, si cerca subito di rialzarsi e di ricominciare”.

Siamo riusciti a raggiungerlo al termine dell’incontro per fargli un paio di domande alle quali ha risposto con estrema disponibilità.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera come ciclista, come telecronista e come commissario tecnico?

Il momento più bello come ciclista è stato sicuramente il 1991, quando ho vinto sette corse e ho fatto anche un grande campionato del mondo a Stoccarda (è arrivato nono dopo aver lavorato per il vincitore della prova Gianni Bugno, n.d.r.). Come commentatore, invece, i momenti migliori sono stati quelli iniziali. Sai, commentare le vittorie di Pantani al Giro e al Tour è stato qualcosa di emozionante. Come CT la mia giornata perfetta è stata quella dell’Europeo a Trento vinto da Sonny Colbrelli nel 2021.

Hai conosciuto tanti ciclisti nel corso della tua carriera. Te n’è rimasto uno in particolare nel cuore?

Sicuramente Pantani, quando ero commentatore. In tempi più recenti, da CT, Colbrelli e Matteo Trentin sono quelli con i quali ho legato di più. Anche se ho avuto un ottimo rapporto con tutti.

Vincenzo Nibali tra poche settimane dirà addio al ciclismo. Quale pensi sarà il suo futuro?

Spero possa mettere al servizio del ciclismo la sua esperienza perché è un corridore che ha tanto da insegnare. È stato un campione, ha avuto una lunga carriera con momenti difficili e straordinarie vittorie. Quindi mi auguro possa mettere al servizio del ciclismo tutto quello che ha imparato in questi anni.

Sport
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giovedì 8 Dicembre 2022