FDS 2026 – Nadia Battocletti e Malika Ayane: la corsa è musica

Di campioni – del presente e del passato – al Festival dello Sport di Trento ne sono passati tanti, ma nessuno può dire di aver ricevuto un’accoglienza calorosa come quella che domenica 4 ottobre l’Auditorium Santa Chiara ha riservato a Nadia Battocletti. A Trento, casa sua, assurge serenamente al livello di divinità. Campionessa europea in carica nei 5000 e nei 10000 metri, vinti a Birmingham con una facilità disarmante, Battocletti stordisce le avversarie – e noi che la guardiamo da casa – con un devastante cambio di passo poco prima della linea del traguardo. Un marchio di fabbrica, ormai, che esalta chi assiste alle sue gare. Gli atleti di endurance ad altissimo livello fanno impressione: sono un fascio di nervi e muscoli, gonfi e tesi, senza un filo di grasso. Eppure, a vederla sul palco dell’Auditorium, sembrerebbe in procinto di volare via al primo soffio di vento. Condivide la scena con lei Malika Ayane, che ha trovato nella corsa una forma di pedagogia al sacrificio. Tanto da aver corso la maratona di New York e da aver in programma quella di Londra. “La corsa ti obbliga a trattarti bene”, dice. “Questo vale anche dal punto di vista emotivo: non devi lasciare entrare alcun pensiero intrusivo che ti blocchi dal fare ciò che ti sei preparato a fare”.
Proprio in questi giorni è stato presentato al BFI London Film Festival il documentario The Slightest Touch. Protagonisti Colin Farrell ed Emma Fagerty: il film racconta la loro amicizia, culminata nella Maratona di Dublino del 2024, durante la quale l’attore irlandese ha spinto per alcuni chilometri la sedia a rotelle sulla quale sedeva l’amica, affetta di epidermolisi bollosa. Durante il red carpet è stato chiesto a Farrell di commentare il proprio rapporto con la corsa: “Ti riporta al presente in un modo profondo e davvero significativo. E ti permette anche di scoprire un posto nuovo: ti metti le scarpe da corsa e parti in esplorazione”. Sono parole che avrebbe potuto pronunciare Malika Ayane, o Nadia Battocletti. La corsa è questo, al di là della competizione e dei record: esplorazione di sé e di quello che c’è attorno. Una pedagogia del sacrificio, certo, ma anche una pedagogia e basta, cioè un modo per misurare se stessi e i propri limiti. Un modo per conoscersi. Che poi è – o dovrebbe essere – l’autentico valore dello sport: scoperta e conoscenza di se stessi. Non importa il livello o la posta in palio: chi ti corre al fianco – o pedala insieme a te, o nuota insieme a te, eccetera eccetera – è il tuo alter ego con il quale devi fare i conti.
Foto © Archivio Ufficio stampa Provincia autonoma di Trento – Michele Lotti
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venerdì 16 Ottobre 2026