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Chi è Mattia Gaffuri? Alla scoperta del ciclismo amatoriale italiano

Definire Mattia Gaffuri come uno dei più forti ciclisti del panorama amatoriale italiano è certamente riduttivo. Non falso, ma riduttivo. Perché il “Gaffu” è molto di più: è anche un coach, un podcaster, un ragazzo che ha saputo applicare in maniera brillante la sperimentazione e le conoscenze scientifiche alla pratica sportiva. Lo abbiamo raggiunto per rivolgergli alcune domande che spaziano dal podcast che conduce insieme al collega e amico Luca Vergallito (soprannominato “il Bandito”) al suo futuro come atleta e come uomo.

Com’è nato il podcast Ciclismo KOMpetente e quali difficoltà hai riscontrato, se ne hai riscontrate, in questi mesi di conduzione?

Il podcast è nato dalla volontà di affiancare alla nostra attività di coaching una possibilità per chi non si potesse permettere il servizio di avere comunque un’idea delle innovazioni scientifiche di cui leggiamo in giro nell’ambito di allenamento e nutrizione. Spesso è molto semplice avere accesso ad alcune informazioni, ci sono molti studi open-access sui principali motori di ricerca di articoli scientifici come pubmed e researchgate, ma non tutti sanno bene l’inglese e non tutti hanno voglia di andare a selezionare le informazioni. Un podcast è un formato molto più semplice, e anche per me ascoltare podcast è ancora il metodo più semplice con cui acquisire informazioni e spunti che poi se necessario vado ad approfondire direttamente dalle riviste scientifiche.

Tu e il Bandito avete dedicato un’intera puntata del podcast alla fatica mentale legata al ciclismo. Hai mai vissuto dei momenti del genere durante una gara? Se sì, come li hai superati?

Innanzitutto, nonostante la fatica abbia una componente mentale importante, resta scatenata da una cascata di eventi fisiologici ancora in studio. Lo scrivo come premessa perché spesso atleti e allenatori non accettano i propri limiti fisici del momento e pensano che solo spingendosi oltre a livello mentale si possano “sbloccare” livelli incredibili di performance.

L’aspetto mentale rimane comunque importante e ci sono alcuni studi che dimostrano che per esempio pensare in modo positivo durante uno sforzo massimale possa aiutare a resistere più a lungo, per cui la cosa fondamentale secondo me rimane essere consapevoli di quello che si può fare a priori, settarsi obiettivi magari ambiziosi ma non troppo alti in modo che durante la prova il fatto di vedere l’obiettivo a portata possa darci uno stimolo mentale in più. Vedo molti atleti partire con strategie di pacing insostenibili sperando di avere uno sprone in più, senza capire che nel momento in cui si inizia a discostarsi molto dal proprio obiettivo di partenza a livello mentale si attiverà un circuito a feedback negativo che non aiuta di certo la performance.

Sei spesso critico del modo in cui le squadre Juniores e Under 23 italiane gestiscono i propri atleti. Che cosa cambieresti?

Attribuirei a ogni figura il giusto ruolo, Il direttore sportivo è un ruolo importantissimo e non ci sono dubbi che i direttori sportivi italiani, spesso ex pro, abbiano intelligenza tattica molto buona: basta vedere una gara under23 per capire che a livello tattico ogni gara è differente e sapere come gestire ogni situazione per un ragazzo non è facile, per cui la figura del DS è fondamentale.

Vedo però molti direttori sportivi che sono convinti di avere le competenze per fare anche preparatori atletici, nutrizionisti e molto altro all’interno della squadra, e purtroppo non è sempre il caso. È difficile trovare i fondi per pagare una figura specializzata in ogni campo, ma certe volte basterebbe lasciare la libertà ai ragazzi di scegliere un coach o un nutrizionista personale mentre invece molte squadre impongono la propria strategia di allenamento senza però avere conoscenze sufficienti per farlo.

In che modo proveresti a convincere a salire in bicicletta una persona che non ha mai pedalato?

La porterei a pedalare un giorno con i ragazzi di solowattaggio (o Swatt Club, la squadra a cui Gaffuri appartiene, n.d.r.).

Dove vedi Mattia Gaffuri tra dieci anni?

In questi ultimi due anni le cose sono cambiate di continuo e obiettivi che mi davo a 5-10 anni di distanza sono già stati raggiunti. Essere professionista è di sicuro un obiettivo che uno-due anni fa non prendevo neanche in considerazione e ora sembra non impossibile, ma non è l’obiettivo principale. Voglio espandere ciclismo Kompetente in quanto ci sono tantissimi campi in cui è possibile un’innovazione, e magari un domani aprire un lab. Non mancano i soldi nel business della preparazione atletica “amatoriale”, un sogno sarebbe un domani utilizzarli per aprire un’academy per lo sviluppo di giovani talenti nel ciclismo o in altri sport di endurance.

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mercoledì 17 Aprile 2024