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“Ditelo con i fiori”: la magia invernale della stella alpina

Lassù per le montagne, tra boschi e valli d’or sboccia la Regina delle Alpi, simbolo di purezza, resilienza, eterna giovinezza, coraggio e vero amore: la stella alpina.
Questo piccolo fiore, all’apparenza delicato, cresce su terreni calcarei e soleggiati a un’altitudine compresa tra i 1500 e i 3200 metri. I sui luoghi di origine sono le steppe dell’Asia Centrale, ma è da sempre presente anche sui rilievi europei, dove viene comunemente utilizzata in medicina, per alleviare i dolori reumatici, per curare la tosse e come astringente.

Si compone di tante piccole inflorescenze centrali di colore giallo-verde e di vellutate foglie bianche che, disponendosi a raggera, la fanno assomigliare ad una stella. È una pianta perenne appartenente al gruppo delle Asteraceae, la cui peluria di copertura serve ad evitare eccessive perdite d’acqua e a proteggerla dai raggi solari ultravioletti. Per questo motivo è spesso utilizzata in cosmetica come principale ingrediente di creme idratanti. Le sue dimensioni ridotte, invece, – non supera mai i 15/20 cm di altezza – le permettono di proteggersi dai rigidi fattori ambientali esterni.

Il suo nome scientifico, coniato nel 1817 dal botanico Robert Brown, è Leontopodium alpinum, che, tradotto, significa “piede leonino”, ma è largamente conosciuta anche con il termine germanico Edelweiss, “nobile bianco”. Si è guadagnata tale accezione, poiché soltanto gli uomini più coraggiosi e temerari riuscivano a raggiungerla per portarla alle loro amate e, in tal modo, dimostrarsi degni della loro mano.

Quest’abitudine nasceva da una leggenda folkloristica che racconta la storia di Hans, un giovane innamorato Bertha, figlia del borgomastro del suo villaggio. Scoprendo di essere ricambiato, la chiede in sposa, ma la ragazza lo mette alla prova domandando l’acqua della Fonte della Vita. Hans si imbarca così in una perigliosa avventura fino a raggiungere la fonte che trova, però, ghiacciata. Il suo amore è talmente grande che il ghiaccio si trasforma in tante piccole stelle alpine, permettendogli così di raccoglierle. Nonostante questo, sopravvissuto all’impresa e tornato al villaggio, Hans decide di sposare una donna meno pretenziosa.

La leggenda deriva a sua volta dal mito della dea pagana invernale Berchta, archetipo della Befana, protettrice degli animali, della filatura, delle streghe e della magia. Il suo nome significa “splendore” e rappresenta una delle dodici notti d’inverno che iniziano alla Vigilia di Natale e terminano con l’Epifania. La stella alpina, pertanto, incarna gli antichi segreti e misteri delle dee della natura, della magia dell’inverno e della montagna.

Vi sono molte altre leggende legate a questo fiore, ma una in particolare ne narra la nascita: c’era una volta una montagna che viveva in solitudine. Per quanto gli alberi, le piante e i fiori volessero aiutarla, non riuscivano ad aggrapparsi ad essa. Di notte persino le stelle provavano pena per lei, finché una di loro decise di scendere dal cielo per consolarla. Giunta su un precipizio, si accorse che il gelo l’avrebbero uccisa. La montagna, grata per quella prova di affetto, l’avvolse in una candida peluria bianca e la legò a sé con delle forti radici per scaldarla. Al sorgere del sole era nata la prima coraggiosa stella alpina.

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