“L’ombra del vento” quando soffia fa rumore

“In genere il destino si apposta dietro l’angolo, come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria, ma non fa mai visita a domicilio. Bisogna andare a cercarlo.” L’ironia della sorte ha voluto che fosse proprio questa la frase più adatta del momento, tra le molteplici attribuite allo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafòn, scomparso la mattina del 19 giugno 2020 all’età di 55 anni a causa di un male incurabile. Tra i tanti capolavori del letterato iberico c’è sicuramente “L’ombra del vento”, un romanzo pubblicato nel 2001 e ambientato nella Barcellona del 1945, segnata dagli anni tristi della Seconda Guerra Mondiale ma piena di storie di vita quotidiana che hanno potuto ispirare il genio artistico e la penna di Zafòn. Come quella dell’undicenne Daniel, condotto una mattina dal padre presso il “cimitero dei libri dimenticati”, luogo custode di libri cancellati dalla memoria che vengono salvati dall’oblio del tempo. Ed è proprio qua che il giovanissimo si appropria di quello che potrebbe definirsi un “testo maledetto”, attraverso il quale Daniel si catapulta letteralmente in un labirinto di intrighi e segreti correlati alla figura dell’autore, un fatto che cambia completamente l’esistenza del ragazzo. La narrazione ci parla di una Barcellona double face e piena di mistero, tra lo sfarzo di un Modernismo ormai al tramonto e le ferite dell’immediato dopoguerra. Una città che dunque non si palesa per quella che appare, piuttosto si rivela portatrice di svariate identità prodotte da un passato inquietante. Questo contesto fitto di ombre e caratterizzato da nuove verità si proietta direttamente sulla vita di Daniel, sconvolgendo drasticamente il suo Mondo esteriore ed interiore. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, data la grande bellezza nascosta in ogni angolo della città. Un viaggio che coinvolge pienamente il lettore e lo stimola a seguire le vicende narrative proprio come se potesse immedesimarsi nelle emozioni e nei pensieri del protagonista; il realismo di un romanzo a tinte gialle che da un momento all’altro sembra dare come l’impressione di abbracciare connotati fantascientifici, ma sempre restando nell’alveo di un racconto pragmatico. Tra le righe dei capitoli più appassionanti si può facilmente scorgere un orizzonte neanche troppo velatamente lontano dal genere thriller, sebbene la storia rimanga comunque posizionata sui binari della narrazione introspettiva e psicologica. Questo è “L’ombra del vento”, un’opera letteraria che deve il suo successo alla grande capacità visionaria ed immaginifica di Carlos Ruiz Zafòn, uno scrittore dalla penna lieve che forse ci ha lasciato troppo presto ma che ha donato l’arte di far emozionare con un libro tra le mani.

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domenica 29 Novembre 2020