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“Il Dreams” – Giovanni Iannucci

In questo racconto assisterete all’unione perfetta tra divertimento e avventura. Tre amici che partono per Roma inconsapevoli di cosa avrebbero vissuto e soprattutto in quale posto si sarebbero trovati a dormire. Tenetevi pronti. Si comincia.

25 dicembre 2017: dopo il solito pranzo natalizio di famiglia ricevo una telefonata da parte del padre di uno dei ragazzi con cui sarei partito. “Luca ha detto che non sareste più partiti, ha detto che era stato annullato da tempo il viaggio”. Resto interdetto. Avevamo anticipato a Luca i soldi del Flixbus e della visita ai musei Vaticani. Provo a chiamarlo ma niente; nessuna risposta. Non mi resta che comunicarlo agli altri due amici e sperare che richiami e ci spieghi. La verità è che ancora oggi non ho sue notizie se non per sentito dire da parte di altre persone.

Quindi, dopo questa bizzarra vicenda, la mattina del 26 parto da Ferrara insieme a Leonardo e Michele. Dopo sei lunghe ore arriviamo a Roma e subito ci rechiamo nel posto in cui avevamo prenotato: il Dreams. Il proprietario, un uomo sulla cinquantina, era losco e infingardo. Finito il solito “rito” di presentazione ci chiede immediatamente il pagamento in contanti e ci mostra la nostra stanza. Rimaniamo esterrefatti. Nell’aria si respirava un odore di stantio, il bagno allagato, muffa e polvere, ma soprattutto un pezzo enorme di cartone per sviare all’assenza di una parte del soffitto. A quel punto, invece di andarcene come chiunque avrebbe fatto, decidiamo di restare per ragioni che oggi faccio fatica a ricordare. Usiamo delle buste di plastica avvolte nei piedi per fare la doccia dal momento che le ciabatte sarebbero servite a poco per via dell’acqua stagnante. La sera ci incontriamo con Andrea, un mio amico del posto con cui vaghiamo per locali nel centro di Roma. Il 27 stiamo tutto il giorno in città lasciandoci inebriare dalle bellezze paesaggistiche e architettoniche. La sera, dopo un’ottima cena in una trattoria molto economica, decidiamo di comprare delle bottiglie scadenti di vino rosso da bere nella nostra stanza mentre ascoltiamo qualche pezzo dei Green Day. Il 28 andiamo ai musei vaticani dove trascorriamo tutta la giornata. Perdiamo la cognizione del tempo e usciamo da quel luogo magico nel tardo pomeriggio. Corriamo a casa perché a poche ore di distanza ci saremmo incontrati con Yan e Camilla; due amici conosciuti a Dublino. Passiamo una lunga notte insieme tra birre, sigarette e ricordi dei nostri momenti più belli in Irlanda.

Il 29, giorno del ritorno a Ferrara, non incontriamo il proprietario del B&B (se vogliamo definirlo in questo modo) per il check-out. A dir la verità non abbiamo più visto e sentito quest’uomo da quando lo abbiamo pagato il primo giorno per la “stanza”. Il momento decisivo arriva all’ora di pranzo. Una volta resici conto di aver speso pochissimo per tre giorni a Roma ci diciamo: “Ma si dai, possiamo permetterci di spendere per l’ultimo pasto del viaggio”. Ci rechiamo quindi in un ristorante di lusso vestiti con giacca e cravatta dove ordiniamo una bottiglia di vino rosso e ci gustiamo alla grande il primo, il secondo e il dolce. Presi dal momento ci dimentichiamo totalmente dell’orario di partenza del flixbus per tornare a Ferrara. Quindi, dopo una corsa sfrenata alla stazione, perdiamo il bus e siamo costretti a pagare altri 50 euro a testa per un treno Italo in partenza qualche ora più tardi. Seduti in stazione, dopo qualche momento di ira e silenzio, scoppiamo a ridere e iniziamo a parlare del prossimo viaggio insieme.

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