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“I miei vent’anni, cinquant’anni fa” – Doriano Bassi

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Esattamente due anni fa, mio figlio, che conosce bene i miei gusti e le mie nostalgie, mi fece riascoltare dallo stereo della sua auto la celebre “San Francisco” di Scott McKenzie, un’icona degli anni a cavallo tra i sessanta e i settanta. La mia giovinezza, anche senza attingere i fasti dei grandi dell’epoca, l’ho pur trascorsa da protagonista in quella temperie: ho infatti suonato in diverse formazioni pop/rock, e vissuto l’epopea dei cosiddetti “figli dei fiori”, sebbene di riflesso, in un’imitazione provinciale. La robusta Skoda mi parve alleggerirsi nella piccola Citroën due cavalli che furoreggiava, a quei tempi, tra i giovani, e risognai la California nel paesaggio mantovano di là dal parabrezza. L’emozione fu tale da suggerirmi la modesta ode in endecasillabi sciolti che ora vorrei dedicare agli undertrenta, nella speranza che mi comprendano, ma anche a tutti i much-overtrenta come me, che, quelli sì, sono certo capiranno.

 

THE FLOWERS AND THE OLD MUSICIAN

Figli sognanti di sognate stirpi
Fuggiti nei lisergici orizzonti
O catturati nelle reti infide
Delle tetre officine e degli uffici,
Trasvolate farfalle giovanili,
Svanito polline di estinti stili,
Figli dei fiori, dove siete mai?

Giungeste d’oltremondo e d’oltremare
Alle spiagge canute dei latini,
Dei logori arlecchini e pulcinella,
Di fisarmoniche e di mandolini…
Fender & Gibson era il verbo nuovo
Che parlava la musica. E il sublime
Hammond che, trafugato ai presbiterî,
Nuovo incenso effondeva alle navate
A cielo aperto di Woodstock e Wight.

Ma dove siete mai, figli dei fiori?
È il vostro passo che si aggira lieve
Per le stanze deserte del mio cuore?
Sento ancora le musicanti voci
Degli araldi del mito floreale
Graffiate sui vinili lungo i solchi
Germinanti memoria, o ritemprate
Nelle resurrezioni digitali.

Ma Scott McKenzie è morto né più avrò
Deliziosi capelli di fanciulle
Da intrecciare di fiori. Dove andrò
Se mai più potrò andare a San Francisco?
Quale voce mi chiama dal profondo?
Forse il mistico Beatle trasmigrato
Nella cuna del mondo per clonare
suoni di sitar con la sua chitarra?
Anche la sua chitarra canta ormai
oltre la linea d’ombra del tramonto.

Altro viaggio mi attende, ora lo so,
Che fugherà ogni voglia di viaggiare:
Destinazione ignota e oscura strada,
Eppure partirò… Non sarà il vento
Della mitica snella due cavalli
A scomporre la fiera chioma e intonsa
Al modo degli eroi primaverili.
Emula della neve sugli inverni
Dello stanco occidente, triste e rada,
Correrà la mia chioma un vento antico:
L’instancabile vento degli eterni
Lacrimosi commiati. Insieme a lui,
Uno di questi giorni me ne andrò.

 

 

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lunedì 4 Marzo 2024