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“Già quattro interi e più che mezzo il quinto” – Davide Prudentino

“Già quattro interi e più che mezzo il quinto” – Davide Prudentino

Tremiamo come un corpo nudo al vento. Ma non è il vento che ci fa tremare. Non c’è più una rotta da seguire perché abbiamo smarrito la mappa. E la vista si fa più debole ed il nostro senso di orientamento si è guastato. Ricordo quando siamo salpati dal porto; era la prima volta che salivamo in barca. Tutto sembrava cosi dannatamente nuovo e fresco. Un orizzonte senza confini. Eravamo esaltati dallo spazio che avevamo di fronte. Così maestosamente vuoto. Un indefinito futuro ci si apriva davanti. Eravamo cosi felici che non abbiamo fatto altro che remare, proseguire nel percorso che ci eravamo prefissati. Ma più navigavamo e più diligentemente cercavamo di seguire la rotta indicata dalla mappa, più qualcuno spariva.

Alcuni spaventati dal mare si erano buttati dalla barca urlando per il perdono. Giustificandosi per pulirsi dall’onta di quel gesto. Altri, più stoici, continuavano a reggere il timone incuranti del mare, del vento, della pioggia. Come giganti stavano fissi a condurre la barca. Ancora poi qualcuno di noi apriva la vela come consapevoli di avere il vento in poppa. E ci spronavano tutti. Aprite gli occhi, guardate avanti seguitavano urlando ogni giorno. Da tempo in molti cuori si è insediata l’invidia, come in quelli di noi che pretendevano che la vela rimanesse chiusa. Si erano abbandonati al destino. Passavano le giornate raggomitolati a biasimarsi; cercavano di convincerci che il mare non sarebbe finito, che dovevamo compiere uno sforzo immenso per rivedere la terra poiché avevamo smarrito la cartina. Loro erano i peggiori. Niente compassione solo pena. Ormai abbiamo sofferto a lungo, perché abbandonare la barca e rendere quella sofferenza inutile?

C’erano poi alcuni che abbagliati hanno cominciato a nuotare verso la terraferma e continuavano a ripeterci che il nostro viaggio sarebbe finito presto e che se tanto dovevano morire lo avrebbero fatto provando tutto. Come se noi non lo stessimo facendo. Provare tutto. Tremare di paura perché stavamo per essere schiacciati dal peso del fallimento. Loro forse stavano già soffocando, allora si erano buttati. Chissà se mai rincontreremo questi impavidi o forse affogheranno in mare pentiti di non aver creduto nella nostra spedizione. Dopo tanto tempo però alcuni di noi continuano a tremare al vento, convinti di potersi ricordare la mappa con la destinazione; se non fosse così significherebbe che quella mappa non era stata tracciata da noi ma da altri, e non meritiamo di seguirla. Per questo alcuni di noi tengono ancora saldo il timone, perché sono consapevoli di essere loro i veri cartografi del viaggio. Gli altri hanno dimenticato tutto e si sentono smarriti.

“Se vedi troppi ostacoli sul tuo percorso allora significa che hai allontanato gli occhi dalla tua destinazione”.

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giovedì 11 Agosto 2022