Fermarsi per ritrovarsi: triathlon e lockdown con Viola Sartor

«Questa è una cosa bella che dovresti scrivere, secondo me è importante». Con questa frase, nell’esatto momento in cui l’intervistato supera l’intervistatore, si conclude la conversazione con Viola Sartor, giovane promessa del triathlon. E proprio da questa richiesta, dunque, mi sento scherzosamente in dovere di cominciare.

Come sappiamo, il Coronavirus non guarda in faccia nessuno e colpisce anche gli atleti. L’incertezza di una possibile ripresa regolare degli allenamenti, tuttavia, non sembra demoralizzare l’atleta diciannovenne, che dichiara: «Questo periodo di quarantena mi ha fatto riscoprire la dimensione più bella dello sport, di cui mi sono innamorata fin dal principio». Dopo aver ammesso di uscire indubbiamente penalizzata dall’isolamento forzato che ha investito tutti, atleti e non, le parole di Viola s’innalzano in un inno di speranza: «L’isolamento mi ha permesso di allenarmi senza l’agitazione, la competitività e il senso di responsabilità di una gara imminente. Mi sono allenata per me, per il mio corpo, perché è ciò che mi fa stare bene».

Tuttavia, i momenti no ci sono stati e le difficoltà si sono fatte sentire anche per lei: «La totale assenza del nuoto ha riportato a galla un piccolo difetto di bracciata che ero riuscita a migliorare nel corso dell’inverno». Le parole usate non possono, di conseguenza, che essere “frustrazione” e “dispiacere”, ma anche il termine “impegno” non passa inosservato. Adattare la preparazione alle dinamiche casalinghe, infatti, le ha permesso di attribuire maggiore importanza al potenziamento e allo sviluppo muscolare. «Lo sport è stata una delle uniche abitudini quotidiane a cui non ho mai rinunciato» afferma, «è stato un punto fermo in un mare d’incertezza».

Con la riapertura degli impianti e la ripresa di un calendario cadenzato, quindi, Viola non intende arrendersi ad un ritorno graduale degli allenamenti: «Il mio programma rimarrà normale, analogo a come sono abituata. Punto ad impegnarmi il più possibile per recuperare il tempo perso». Un atteggiamento da cui trarre esempio per riscoprire una forma di amore primordiale verso il mondo dello sport.

Alla domanda “cos’è il triathlon per te?”, la risposta non trova esitazioni: «Lo sport per me è una valvola di sfogo con cui combattere la frenesia del quotidiano. È semplicemente il mio modo di contrapporre alla sola dimensione intellettuale e scolastica, una dimensione più mia». Il lockdown, in fondo, per Viola è stato proprio questo, il riaffiorare di dimensioni troppo spesso ignorate. «Ho riscoperto la dimensione più bella dello sport», un’affermazione conclusiva che non si dimostra in grado di nascondere quell’accenno di imbarazzo misto a soddisfazione caratteristico del sorriso della passione.

Imprevisti e incertezze spesso nascondono spiragli di luce. E così, lo sport è tornato per Viola ad essere il piacere privo di vincoli che per troppo tempo era rimasto incastrato nel groviglio di scadenze della vita di tutti i giorni.

Arianna Daicampi

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domenica 29 Novembre 2020