Ancora un giorno, il pensiero di Kapuściński si fa lungometraggio – Alessandro Caffini

“Confusão” è un’espressione portoghese che esprime efficacemente la situazione in Angola nel 1975. Arrivato ad un passo dal dichiarare la sua indipendenza, il paese africano si trova a dover affrontare una crisi delle infrastrutture nazionali (dovuta all’abbandono dei ruoli chiave da parte dei portoghesi oramai in fuga) e l’inizio di una guerra civile causata principalmente dagli interessi stranieri per le sue risorse naturali. I sostenitori dell’MPLA, il movimento di liberazione marxista-leninista, e quelli dell’UNITA, sostenuti dagli Stati Uniti, si scontrano violentemente, mentre il vicino Sud Africa sembra pronto ad una clamorosa invasione che allargherebbe il bacino di influenza delle proprie politiche di segregazione razziale.

Queste sono le premesse di “Ancora un giorno” , trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Ryszard Kapuscinski, in cui il reporter di guerra e scrittore, al tempo unico corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca PAP, descrive i tre mesi passati in Angola per raccontare i primi sviluppi di uno scontro fratricida che sarebbe terminata solo ventisette anni dopo. Il viaggio di Ricardo, come viene chiamato dagli angolani, parte dalla capitale Luanda per poi portarlo verso il fronte a sud del paese, dove il leggendario Generale Farrasco, disertore portoghese entrato nelle file dell’MPLA , sembra essere l’ultimo  ostacolo all’invasione afrikaner .

Kapuscinski, oltre ad un’innegabile preparazione sugli argomenti che tratta, ha modellato un proprio modus operandi per rendere più fruibili le proprie emozioni e sensazioni al lettore: incarnandole nei personaggi dei suoi libri. In “Ancora un giorno” incontriamo presto la giovane Carlota, infermiera divenuta guerrigliera nella speranza di dare ai giovani del suo paese la possibilità di crescere, studiare e vivere in un paese libero. Il ritratto che ne disegna il reporter polacco è agrodolce, colpisce profondamente per la sua freschezza e decisione, rendendola allo stesso tempo protagonista e parte integrante della struttura narrativa; il messaggio di Kapuscinski può essere riassunto in una frase attribuita alla giovane mentre quest’ultimo le sta facendo una foto prima di salutarsi per l’ultima volta: “Fai in modo che non ci dimentichino”.

Anche se viene considerato un film d’animazione, vincendo tra l’altro il premio di categoria sia agli EFA (premi del cinema europeo) sia ai Goya (premi del cinema spagnolo), i registi  Raùl de la Fuente e Damian Nenow hanno saputo unire immagini oniriche in caption motion che ben raccontano le emozioni del giornalista, a spezzoni di interviste a chi gli era vicino in quei momenti. Il risultato è una trasposizione di alta qualità, emozionante ed introspettiva, che prova a dare forma tangibile e rappresentativa al lavoro e credo del compianto giornalista polacco.

Alessandro Caffini

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martedì 14 Luglio 2020