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“Altre vite” – Sara De Pascale

Chi sostiene che le nostre esistenze siano già state scritte, della vita non ha capito nulla. Veniamo messi al mondo senza volerlo e con brutalità ma siamo anche costantemente posti dinanzi a strade, vicoli e sentieri che, sebbene confusi e sconosciuti, sono pronti per essere da noi personalmente scelti. A volte si percorre la via più semplice, altre la più intrigante ed altre ancora invece quella che, sia come sia, riteniamo essere quella giusta. Ed è proprio tale complessa rosa d’infinite possibilità a rendere potenzialmente realizzabili altre esistenze: come quella che il protagonista del racconto che segue, avrebbe potuto vivere.

Molti anni fa possedevo un’azienda di trasporti che, con fatica e sacrifici, era divenuta una delle più famose della zona.
Per arrivare a costruire tale attività partii dalla mia laurea in Economia e management, che sfruttai per fare a lungo la gavetta in casa d’altri.
Non tardai ad investire i primi soldi guadagnati, riuscendo così, a poco a poco, a realizzare il sogno della mia vita, di quella vita.

In un’altra esistenza, infatti, mi sarei invece laureato in Lettere antiche, se solo avessi seguito i consigli dei miei genitori. Le preghiere in latino prima dei pasti e quelle prima di coricarsi alla sera, scandivano le mie giornate di bambino, quasi ad anticipare il futuro che mamma e papà avevano già meticolosamente disegnato e previsto per me.
Ma cosa ne sarebbe stato della mia «passione per i numeri» se mi fossi incamminato lungo quella strada (non mia)? Avrei vissuto la vita d’un altro e probabilmente, ad indossarne gli abiti, mi sarei sentito vestito male, scomodo ed infelice.

Quando mi guardo allo specchio oggi, invece, mi riconosco: barba piuttosto lunga ma curata, occhi scuri e capelli (ahimè) brizzolati. Sono la versione più autentica di me: il risultato di tutte le mie scelte, fatte consapevole di non essermi mai voluto piegare al volere d’altri.
Oggi la mia ex-azienda non è altro che un enorme capannone abbandonato dove ragni e scarafaggi gironzolano indisturbati e banchettano su copertoni di ruote ormai consumate dal tempo.

Alcune delle strade scelte, lungo questo mio cammino, mi hanno infatti sciaguratamente condotto al fallimento. Della mia casa pignorata e di quei debiti da pagare ricordo ben poco: sono le lacrime di mia moglie che per lungo tempo mi hanno lacerato il cuore e l’anima, facendomi sentire tremendamente in colpa.

Mia madre, se fosse ancora in vita, probabilmente mi rimprovererebbe di non aver studiato latino e greco più a lungo, ma soprattutto di non essere diventato un insegnante. Io, però, da insegnare non ho mai avuto nulla ed il risultato di queste mie imprudenti decisioni ne è la conferma.

Ho sempre avuto fame di conoscenza, perché d’imparare non bisogna mai essere sazi ed è forse per questo che da questa brutta storia qualcosa di buono ho tratto. Ho compreso, all’alba di questi miei pesantissimi cinquant’anni, che di esistenze possibili per ognuno di noi ce ne sono infinite: non conta tuttavia chi o come potremmo essere, ma solo ciò che decidiamo di essere.

La consapevolezza della possibilità di altre vite mi dà forza e mi fa rallegrare al pensiero che, fra tutte (e nonostante tutto), ho scelto la mia.

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venerdì 19 Aprile 2024