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Verso una comunità educante

“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, parte da questa considerazione l’incontro con la Fondazione Demarchi organizzato nell’ambito Economie dei territori alla 18esima edizione del Festival dell’Economia di Trento.

Sebbene il tema della comunità educante sia molto antico, mai come in questo momento risulta attuale. “Negli ultimi anni è venuta sempre meno la capacità di educare delle famiglie, che hanno demandato questo compito alla scuola, istituzione che non può però occuparsene da sola. La società odierna si è permessa di creare il più alto tasso di povertà educativa nei bambini, non seguendoli più, al punto che ci si è persino disaffezionati alla parola “educazione”. Quest’anestesia globale che pervade tutti i campi sta producendo persone con sempre maggiori fragilità”, spiega il Presidente della Fondazione Federico Samaden.

Nasce da queste riflessioni il progetto di ricerca Verso una comunità educante che si prefigge l’obiettivo di costruire un sistema di indicatori in grado di fornire un indice della capacità formativa di un territorio. Il termine “comunità educante” indica infatti un insieme di attori territoriali che si impegnano a garantire il benessere e la crescita di ragazze e ragazzi. Essa si costruisce a partire da obiettivi e strumenti comuni che portano ad una comprensione delle diversità e al coinvolgimento degli ultimi. “Abbiamo iniziato misurando tale capacità nel Comune di Pergine Valsugana: il nostro territorio test. Abbiamo somministrato questionari prima all’Amministrazione, il soggetto che crea l’offerta, e in seguito alla popolazione, chi ne usufruisce o meno. Siamo così giunti all’elaborazione di una versione Beta che vorremmo esportare anche in Comuni al di fuori del Trentino”, illustra il progetto Elisa Bortolamedi, educatrice professionale e consulente della Fondazione Demarchi. Quest’ultima mette a disposizione dei sindaci i propri strumenti per poter agire sui punti di criticità che emergono dall’analisi con lo scopo finale di creare una rete efficace di comunità educanti.

Rivolgendosi direttamente agli studenti presenti in sala il consulente pedagogico Salvatore Pirozzi chiede loro di interrogarsi sulla propria comunità, a partire dal tema della lettura. “È scientificamente provato che i nostri neuroni non sono predisposti a svolgere quest’attività: essa va insegnata. Per passare dal fonema al grafema gioca un ruolo fondamentale la lettura ad alta voce da parte degli adulti. Tra bambino e genitore si crea così un rapporto di fiducia che è fondamentale per raggiungere la ricchezza educativa. Tutti i legami di fiducia infatti determinano la nostra visione del futuro come possibilità e non come predeterminazione, così come il ricevere una valutazione che riconosce il valore anziché lo stigma crea una comunità educante positiva”.

Proprio per questo gli indicatori della ricerca non individuano una griglia rigida: l’educazione è un processo di evoluzione all’interno del quale ognuno decide come diventare unico. Samaden conclude: “Questo progetto è di tutti: vuole essere una provocazione che porti alla condivisione di esperienze e ad azioni concrete adattabili alle peculiarità di ogni territorio”.

Cultura
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sabato 2 Marzo 2024