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“Un’ armatura per proteggerci dalle delusioni” – intervista alla cantautrice Maitea che lancia oggi il nuovo singolo

Con l’avvicinarsi della primavera, si avvicina anche la data in cui verrà alla luce l’album di Elisa Maitea Olaizola, in arte Maitea (elisamaitea), cantautrice trentina classe 1994 con radici basche. È passato del tempo dal suo primo EP, datato 2015, ma la linea creativa della cantante sembra comunque essersi ben definita, specialmente dopo l’uscita del primo singolo anticipatorio, “Neve”, a cui seguirà “Armatura”, in uscita oggi su tutti i digital store musicali. Hanno collaborato alla realizzazione del brano, registrato presso lo studio Metrò Rec di Riva del Garda: Marco Sirio Pivetti, Francesca Endrizzi, Valentino Job, Alessio Dalla Torre, e Mauro Andreolli.

Parlando del prossimo singolo, “Armatura”, a cosa è dovuta la scelta di proporlo come secondo singolo prima dell’uscita dell’album?

“Neve” è uscito un mese fa, ho scelto di pubblicare un singolo al mese prima dell’uscita dell’album. Nello specifico “Armatura” perché è un brano che mi sta a cuore, l’ho portato in situazioni molto importanti come per esempio l’edizione 2021 dei “Suoni Universitari” e l’apertura dei concerti di Vasco Rossi, dove è stato il primo brano del set. Lo collego a questi momenti molto emotivi, su tutti il primo concerto alla Trentino Music Arena, che è stato davvero emozionante. Il brano riesce poi nel mostrare le diverse sfaccettature della musica che faccio, non mi piace chiudermi in un solo genere, voglio mostrare le varie influenze musicali che percepisco. “Neve” era più pop, tendente al soul, “Armatura” è più rock ma, per esempio, il singolo che uscirà il mese prossimo – sarà più pop-folk. Sono tre sfumature molto diverse tra loro ma che mi rappresentano.

Se invece dovessi chiederti di descrivere il brano in breve? 
È un brano che parla della corazza che creiamo a volte per proteggerci dalle delusioni, dai dispiaceri, un’armatura che appunto diventa un modo per non mostrare la nostra sensibilità agli altri, una via per anestetizzare le emozioni.

Quanto credi che lo studio della musica – e in particolare averlo fatto qui a Trento – abbia influenzato il tuo album? Quali credi che invece siano le influenze percepibili nel complesso?

Tendo a rimanere abbastanza istintiva nel comporre, però devo dire che aver studiato musica mi ha dato più possibilità e strumenti per arricchire i miei brani e renderli più interessanti. A Trento ho avuto la fortuna di avere ottimi insegnanti che mi hanno stimolata anche nello sviluppo del lato creativo. Per quanto riguarda le influenze ho ascoltato molta musica sia internazionale che italiana, spaziando tra i generi. Oltre ai grandi classici come Beatles e Led Zeppelin, altri artisti che ho ascoltato molto sono John Butler, Daughter, Niccolò Fabi, Elisa e Carmen Consoli. Questi sono solo alcuni nomi che mi vengono in mente al momento tra i molti che adoro e che in qualche modo, chi più chi meno, credo mi abbiano influenzata nella scrittura.

Il tuo nome è stato accostato al termine indie, qual è il tuo legame con questo mondo? Indie sta per “indipendenza” o per “Indie Italia”?

Con l’indipendenza c’è sicuramente un legame, non ho nessuna etichetta, né un manager: sono molto indipendente al momento. Dal punto di vista del genere la situazione è diventata complicata da definire. Attualmente quello che è chiamato “indie” in Italia è abbastanza pop. Ascolto diversi artisti italiani della scena “indie” e credo che alcuni miei brani si avvicinino a questo mondo.

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venerdì 14 Giugno 2024