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The boys: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Negli ultimi anni i gusti cinematografici del pubblico si sono rivolti al filone dei Supereroi per farsi salvare dalle sempre minori certezze fornite dalla società odierna. Ma cosa succederebbe se capovolgessimo il paradigma che identifica i possessori di superpoteri come esempi di virtù e protettori di cittadini indifesi? La serie televisiva statunitense The Boys ci fornisce la risposta.

Ideata per Amazon Prime da Eric Kripke sulla base dei fumetti omonimi di Garth Ennis e Darick Robertson e giunta alla sua seconda stagione, essa racconta la storia di Hugie (Jack Quaid), un giovane di animo buono, per nulla speciale e normalissimamente innamorato della sua ragazza. Finché un giorno A-Train (Reggie Franklin), il più veloce tra i supereroi della città, sotto l’effetto di droghe, la investe disintegrandola in mille pezzi. Il giorno dopo un esponente della potentissima multinazionale Vought American Corporation, a cui fanno capo tutti coloro che hanno superpoteri, si presenta a casa di Hugie per comprare il suo silenzio. Tuttavia, non è l’unica: William “Billy” Butcher (Karl Urban), ex agente della CIA con un personale interesse a fermare i superdotati, convincerà il protagonista ad unirsi alla sua crociata e al suo gruppetto di antieroi.

In una storia così non può certo mancare un degno antagonista: Patriota, in originale Homelander (Antony Starr), prototipo dell’eroe perfetto modellato sull’esempio di Superman e Captain America, salvo poi rivelarsi un sadico psicopatico, dalla personalità labile, egoista, infantile ed egocentrica.

Da queste premesse inizia un crescendo di colpi di scena, di storie secondarie che si intrecciano alla perfezione con la trama principale, di personaggi ben caratterizzati, alcuni positivi, altri negativi ai limiti dell’odioso, alcuni ambigui e anticonformisti, altri ancora sfaccettati e iperrealistici. Il tutto viene condito in salsa splatter, politicamente scorretta e pervasa di humor nero, in cui ciò che colpisce maggiormente è l’aspra critica al sistema sociale, economico e politico attuale, sempre pronto a propinare, con operazioni marketing ben riuscite, eroi che alla fine si rivelano tutto tranne che eroici.

La prima stagione si divora alla velocità di A-Train e la sensazione che rimane è di aver appena guardato un film molto lungo, più che una serie di episodi, tanto questi risultano ben connessi l’uno con l’altro. E la seconda? Se pensavate che Patriota fosse una caricatura, aspettate di conoscere Stormfront! Dopotutto l’unico antagonista che mette sempre d’accordo tutti, unendo le anime in un comune sentimento di disgusto e repulsione, è l’incarnazione del Nazista razzista e suprematista.

Alla fine ci si rende conto che non è importante chi siano i buoni e chi i cattivi: quello di The Boys non è infatti un universo in bianco e nero, ma uno a colori, spesso acidi, come nelle migliori pellicole POP. È piuttosto una storia umana, troppo umana, in cui si racconta una moderna rivisitazione della lotta tra David e Golia, della ragione contro la violenza, dell’intelletto contro gli estremismi e delle emozioni contro l’aridità interiore. E allora, buona visione a tutti, nell’attesa di scoprire cosa ci aspetterà nella terza stagione!

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