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“Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare: la vita vista “da vicino”

Chiusi in una bolla nella quale entra solo ciò che conferma le nostre convinzioni. I social network funzionano in questo modo e svolgono il loro compito così bene da rendere la polarizzazione delle opinioni sempre più netta. Si vive immersi in questo mondo già da tempo, e il Covid probabilmente non ha fatto altro che acuire questa tendenza. In questo marasma di affermazioni che si fanno via via sempre più definite, perché l’importante è assumere una posizione sempre e comunque, le parole della serie Netflix di Zerocalcare “Strappare lungo i bordi” assumono un significato ancora più forte.

Nonostante l’Armadillo gli consigli l’atteggiamento giusto da tenere in ogni situazione, Zerocalcare si trova sempre in bilico tra mille dubbi che si palesano in divertenti ragionamenti tra sé e sé, ma che avvolgono anche le conversazioni che ha (o che non ha) con gli altri. Zerocalcare è una persona che si mette in discussione ogni cinque secondi. Ispira simpatia, perché in fondo è questo che suscitano le persone schiette e piene di dubbi, ma in alcuni momenti chi è più deciso avverte forse la voglia di scuoterlo e di intimargli di prendere una posizione in fretta. Lui però proprio non ce la fa, e dà vita a siparietti ovunque vada. Quando incontra Alice, per esempio, se ne innamora subito ma, altrettanto velocemente, decide che non le dirà “’n cazzo de niente”. Come gli dice l’Armadillo, “sei cintura nera di come si schiva la vita”.

In un mondo dove si deve per forza “strappare lungo i bordi”, essere precisi, sul pezzo, in cui la fragilità non è contemplata, Zerocalcare si rende conto che quel che sta facendo è strappare lungo i bordi in maniera sempre imperfetta, come illustra l’animazione della serie. E mentre strappa, e mentre pensa tra sé e sé, mettendo costantemente in discussione il suo pensiero e il retaggio culturale che ha portato a quel pensiero, non sempre perfetto, non sempre privo d’ombre, Zerocalcare disegna la sua vita su carte stracce di cui non capisce il senso complessivo. Dà lezioni ad alcuni ragazzini che abitano nel suo quartiere e, quando ne incontra una dopo anni, rimane stupito del successo che ha avuto ma anche della sicurezza con cui stringe le mani al suo compagno.

Zerocalcare, intanto, è aggrovigliato da anni in una storia che non è una storia, perché osserva Alice sempre da lontano e non ha mai il coraggio di farsi avanti. Alcune vite, quindi, le vede “da lontano”, e più si allontana più gli paiono perfette. Vede invece da vicino due vite imperfette: quella del suo amico Secco, che passa il tempo a giocare online per sbarcare il lunario, e quella della sua amica Sarah, che vorrebbe fare l’insegnante ma che nel frattempo deve convivere con lavori che non la soddisfano. Loro sembrano aver accettato questo cammino incerto, questo disegno non definito che è la vita quando la vedi “da vicino” e soprattutto quando la vivi e ci sei dentro. Sarah dice più volte a Zerocalcare di ricordarsi che è “un filo d’erba”, che non porta addosso tutto il dolore del mondo e che le redini del globo non sono certo in mano a lui, anche se a volte lo pensa, proprio perché si vede da vicino e sente tutta l’angoscia di ogni decisione, anche la più piccola.

Il filo d’erba ricorda la “canna pensante” di Pascal, che scrive che l’uomo è “un nulla a confronto dell’infinito, un tutto a confronto del nulla, un centro a metà del tutto e del nulla”. “Strappare lungo i bordi” è come una carezza in un periodo in cui le fragilità forse sono in aumento e in cui anche la polarizzazione è forte. Sapere che, in fondo, siamo solo “un filo d’erba”, e che questa è una cosa che ci accomuna tutti, può essere salvifico.

Cultura
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domenica 26 Maggio 2024