Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Songs of Innocence: tra cloud e rock Parte 2

Songs of Innocence: tra cloud e rock. Parte 1

Abbiamo provato, nella prima parte di queste riflessioni suddivise in sezioni, a raccontare cosa ha rappresentato il lancio digitale del nuovo lavoro degli U2 per gli utilizzatori finali che, improvvisamente, si sono ritrovati Songs of Innocence pronto all’ascolto nei vari dispositivi in loro possesso. Abbiamo visto come, tra lo stupore e l’indignazione, sembrerebbe aver prevalso quest’ultima. Inoltre, la delusione per l’intrusione non autorizzata in quello spazio personale digitale rappresentato dalle librerie iTunes non poteva che ripercuotersi anche sul disco stesso. Vale la pena ricordare, però, che l’album non è l’oggetto del contendere quanto, piuttosto, le particolari modalità di distribuzione di tale inatteso dono. In definitiva, quanti tra coloro che hanno alzato barricate contro gli U2 si sono, poi, presi almeno la briga di ascoltare il loro lavoro? Questa premessa era necessaria per sgombrare il campo da pregiudizi affrettati.

Songs of innocence non è un capolavoro, chiariamolo subito, ma nemmeno il disastro che certa critica sostiene essere. In questo album la band sembra aver puntato al massimo risultato con il minimo sforzo, cercando una grande orecchiabilità (secondo alcuni uno dei peccati dell’album è proprio l’essere eccessivamente radio friendly) e facendo leva, forse troppo, sui marchi di fabbrica della loro carriera trentennale: gli acuti e il falsetto di Bono, i cori, i riff e gli effetti di The Edge, una post produzione sontuosa come sempre. A mio parere gli U2 si trovano in una sorta di limbo tra la dirompenza creativa e l’impegno sociale e la necessità di trovare la giusta chiave per riproporsi in modo convincente da un punto di vista lirico e compositivo. Songs of innocence si colloca esattamente in questo non luogo: sembra dover piacere in primis a un pubblico nuovo, giovane e inesperto ma poi strizza l’occhio ai fan di vecchia data (l’intro di Every breaking wave è bellissima ma ricorda troppo With or without you) cercando di rispolverare un sound che richiami gli esordi, leggermente meno strutturato ma ugualmente curatissimo. Il risultato è una via di mezzo che lascia un po’ interdetti. In alcune dichiarazioni il frontman Bono Vox ha affermato che con questo progetto la band ha voluto recuperare una dimensione più intima, personale ed è la stessa copertina dell’album, oltre ai testi delle canzoni, a sottolineare questo concetto: il batterista Larry Mullen che abbraccia il giovane figlio in un gesto di paterna protezione. In definitiva Songs of innocence, primo elemento di un concept che si completerà con la realizzazione di un ulteriore lavoro intitolato Songs of experiece, si lascia ascoltare bene e ha almeno un paio di potenziali hit oltre al primo singolo The Miracle. Di sicuro è un po’ ruffiano nel suo “vincere facile” ma, tutto sommato, va bene anche così.

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

sabato 20 Luglio 2024