Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Songs of Innocence: tra cloud e rock Parte 1

A cinque anni di distanza dal discusso e vagamente sperimentale No line on the horizon ci colpisce tutto a un tratto l’improvviso ritorno sulle scene degli U2 con la loro ultima fatica discografica, Songs of innocence. Ed ecco che immediatamente scoppia una polemica, a livello internazionale.
Per la prima volta nella storia della discografia, infatti, assistiamo al rilascio gratuito e digitale di un intero album, per di più di un gruppo che ha fatto la Musica tra gli ’80 e i ’90.
L’annuncio è stato dato durante il tradizionale evento di lancio dei prodotti Apple, un appuntamento atteso periodicamente con ansia febbrile per scoprire le tendenze e gli orizzonti tecnologici della big company di Cupertino. Quest’anno la sorpresa è stata enorme: nel corso della presentazione, tenuta dall’amministratore delegato Tim Cook, il nuovo album della band irlandese, con la semplice pressione di un tasto, è stato automaticamente inserito nella libreria iTunes di tutti i clienti Apple. Oltre 500 milioni utenti che in tutto il mondo potranno ascoltalo, copiarlo, diffonderlo; il tutto ovviamente a costo zero.
Molti avranno sicuramente esultato di fronte a tale, inaspettato, regalo. Moltissimi altri, invece, non hanno affatto apprezzato l’iniziativa. La Apple avrebbe, secondo questi ultimi, non solo eluso le impostazioni di privacy accedendo senza permesso alle “loro” librerie musicali (che per certi versi rappresentano noi stessi, i nostri gusti e in sostanza il nostro modo di essere) ma avrebbe anche profondamente incrinato quel legame di apparente “fiducia incondizionata” nei confronti di un’azienda che ha sempre puntato sulla qualità dei propri devices e sull’inviolabilità dei vari strumenti di archiviazione dati digitali, in particolare quelli di ultima generazione (la cd. “nuvola” o “cloud” appunto). In effetti, se un vostro conoscente si presentasse, non invitato, a casa vostra e lasciasse un suo libro nella libreria con i vostri volumi preferiti, non restereste per lo meno basiti? Purtroppo le buone intenzioni non sono bastate e quella che sembrava un’eccellente trovata di marketing si è rivelata un incredibile autogol. Nel tentativo di rimediare sono arrivate scuse ufficiali e sono state immediatamente rese note e semplificate le modalità per liberarsi definitivamente dell’album. In ogni caso il rimbalzo pubblicitario per la società della mela e per il gruppo irlandese è stato enorme, nel bene e nel male.
L’episodio, guardandolo con un minimo di distacco, evidenzia però almeno due elementi non da poco conto: in primo luogo il concetto di proprietà in ambienti informatici, sebbene di norma ampiamente regolamentato, è spesso percepito come estremamente sfumato; in secondo luogo la distribuzione discografica è ormai pronta e matura per dire definitivamente addio all’analogico. Con buona pace dei nostalgici.

Leggi anche:
Songs of Innocence: tra cloud e rock. Parte 2

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

sabato 20 Luglio 2024