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Sguardi femminili sul museo

La diciannovesima edizione del Festival dell’Economia di Trento si pone un quesito: Quo vadis?. Nel panel organizzato nel primo pomeriggio della giornata d’apertura a Palazzo Trentini, Maurizio Luvizone – docente, esperto e consulente di marketing – prova a rispondere presentando la sua raccolta di interviste a 15 donne, direttrici e professioniste in ambito museale, provenienti da diverse realtà geografiche, storiche, culturali e dimensionali (dal Metropolitan di New York al Museo della Liquirizia di una piccola cittadina calabrese).

“Lo sguardo femminile ha fornito un contributo fondamentale nel rendere il museo un luogo inclusivo, capace di rivolgersi ai grandi pubblici, diversi per età, estrazione sociale, realtà culturale e geografica. Non è da intendersi in contrapposizione o in competizione con lo sguardo maschile, ma nei concetti di collaborazione e di cura, sia verso il personale interno che verso il fruitore esterno, le donne hanno sicuramente una marcia in più”, spiega Luvizone.

La promozione di un’idea di museo come cultura di partecipazione e non più come culto per una ristretta elite è dunque alla base di un processo di cambiamento del quale il gentil sesso è il principale motore di azione. “Lo spazio museale come multidimensionalità crea un’idea d’impresa: aree di riposo, di riflessione, sale congressi, persino le caffetterie diventano oggetto del marketing rosa, che si esplica in un approccio più attento al comfort dell’ambiente museale e non solo alla conservazione e preservazione delle opere d’arte in esso contenute. I dati dimostrano che le donne sono presenti soprattutto in ambito didattico: sanno che il modo migliore per attirare i giovani è attraverso esperienze interattive. Il museo d’impresa valorizza la tradizione proiettandola nel futuro, crea relazioni con il territorio, non si limita a contenere e conservare opere”.

Nonostante il loro fondamentale apporto, le lavoratrici coprono spesso ruoli meno redditizi dei loro colleghi maschi, oppure arrivano ad alti livelli in realtà piccole e di conseguenza considerate secondarie. In Italia su 14 nuovi direttori solo tre o quattro sono donne. “Bisogna amare l’arte, non se stessi nell’arte, questa frase di Olga Sviblova mi è rimasta particolarmente impressa: la rivoluzione gentile ma energica che accomuna tutte le intervistate è proprio la loro sconfinata passione. La loro è una leadership esercitata in gruppo, parlano di condivisione, di famiglia. Dove ci sono loro, i musei sono più aperti ed inclusivi con ricadute non solo sociali ma anche economiche di rilievo. Moderne vestali, hanno dimostrato che la salvaguardia delle ceneri deve essere finalizzata alla rinascita del fuoco, elemento vivo e vitale. Con pochi sostanziali accorgimenti hanno creato valore economico”.

L’economia della conoscenza si esplica in una catena del valore, di cui il primo anello è la logica del sapere, il secondo quella del saper fare e l’ultimo quella del far sapere. “In Italia siamo fortissimi nella prima, a volte bravi nella seconda, ma pessimi nella terza. Non investiamo correttamente nel marketing e i fondi per la cultura sono irrisori. Dobbiamo equilibrare l’asimmetria tra il valore del patrimonio e la sua ricaduta socio-economica. I musei sono la dimostrazione plastica di come una comunità gestisce ed organizza la propria cultura. Per questo è fondamentale che diventino i luoghi dove più che ricevere risposte, si suscitino domande, e dove più che celebrare il genio di pochi, si provveda alla felicità di molti”.

Cultura
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lunedì 24 Giugno 2024