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Reinhold Messner, una scalata lunga 70 anni tra vecchie e nuove voci dell’alpinismo

Foto Trento Film Festival – Giovanni Mocellin

In un Auditorium S. Chiara gremito, sabato 30 aprile è andato in scena Messner e le sempreverdi (1952-2022), una serata per celebrare uno dei temi cardine del Trento Film Festival: l’alpinismo. Un viaggio lungo 70 anni – esattamente come il Festival – alla scoperta dell’evoluzione della disciplina alpinistica di pari passo con cambiamenti più conosciuti dal grande pubblico. Allietati musicalmente dal duo formato da Erica Boschiero e Sergio Marchesini, accompagnati dalla voce fuori campo e dai divertenti sketch messi in scena dagli Alpinisti in erba e guidati dalla voce di chi le montagne le conosce bene – nientemeno che Reinhold Messner – gli spettatori sono stati portati sulle pareti più difficili del mondo. Per ogni decennio è stata infatti scelta una scalata significativa, ripercorsa in un confronto tra passato e presente con l’aiuto di giovani alpinisti e alpiniste.

Il viaggio parte nel 1952 con la presentazione della parete nord del Monte Bianco, in passato meta dei più forti e oggi testimone diretta dei cambiamenti climatici. Il confronto con l’attualità è affidato a una frase del compianto “Korra” Pesce – recentemente caduto in Patagonia – che qualche anno fa raccontava l’esperienza con la sensazione di “essere arrivato troppo tardi” di fronte ai ghiacciai che si sciolgono e alle montagne che crollano.

Si prosegue verso il decennio del 1960, in cui insieme al jukebox si diffonde la moda delle salite invernali e in solitaria. Protagonista è la nord del Cervino, impresa di Bonatti nell’inverno del ’65 e oggi raccontataci dal giovane François Cazzanelli con l’invito a «cogliere sempre ciò che la montagna offre».

Approdati negli anni ’70, si scopre che la storia dell’alpinismo fa un salto in avanti, o meglio, lontano: si comincia infatti a parlare di Himalaya e Yosemite. È proprio sulle montagne rocciose americane che nasce l’alpinismo pulito, che non reca danni alla montagna, messo in pratica anche dal gruppo dei Ragni di Lecco, di cui il giovane ospite Matteo De Zaiacomo fa parte e ne racconta le recenti imprese.

Per il decennio degli ‘80 si sente sapore di casa e con Federica Mingolla si scala la Marmolada. Protagonista è l’arrampicata sportiva, oggi disciplina olimpica, inizialmente diffusasi in quegli anni sulle Dolomiti, soprattutto grazie a Manolo.

Anche per i ’90 a intervenire è una grande figura femminile della disciplina: Barbara Zangerl. L’arrampicatrice austriaca ci racconta la sua impresa su El Captain, famosa e difficilissima parete americana, affrontata in passato dalla celebre Lynn Hill. Anni, quelli, in cui comincia a diffondersi una visione moderna dell’alpinismo, quasi turistica.

Il nuovo millennio si apre con la parete Rupal del Nanga Parbat, con il racconto della regista Eliza Kubarska e con una carrellata di nomi importanti per il cinema d’alta quota. È negli anni 2000, difatti, che si sviluppa questo tipo di stile cinematografico, grazie agli alpinisti che «imparano a diventare registi».

Infine, l’ultimo decennio trascorso richiama l’intervento (da remoto) di uno dei suoi protagonisti assoluti: Adam Ondra. Con una riflessione sull’evoluzione estrema della disciplina e sulla sua dimensione social di oggi, si chiude la serata, lasciando aperta una riflessione sulla montagna che è «libertà, ma anche responsabilità».

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024