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Quando se ne va un genio: addio a Franco Battiato

Stamani l’Italia s’è svegliata un po’ più affaticata, poiché costretta a trascinare con sé un nuovo peso. Si è spento oggi all’età di settantasei anni Franco Battiato dopo un lungo periodo di malattia nella sua casa di Milo, in Sicilia. Il cantautore, all’anagrafe Francesco, nasceva a Ionia il 23 marzo del 1945. È considerato e conosciuto come «genio della musica italiana» ma fu anche regista cinematografico ed attore teatrale nella pièce Molto rumore per nulla di William Shakespeare, nonchè attore di cinema nel film Baba Yaga (1973) di Corrado Farina. Si cimentò inoltre nella pittura, realizzando differenti opere divenute nel tempo famose e fruibili attualmente online.

“Artista”: questa, forse, l’unica etichetta attribuibile ad una personalità così difficile da imbrigliare in una sola categoria o da relegare ad un unico genere. Questo l’unico termine in grado di rendere giustizia a chi, come lui, fu in grado di muoversi ed unire magicamente generi e tendenze così differenti fra loro, facendosi perfetto esempio d’eclettismo.

Le sue canzoni spaziavano, o meglio, spaziano – perché quelle, insieme al suo ricordo, resteranno per sempre –  dall’elettronica al pop, arrivando alla musica etnica ed anche a quella lirica.

Un maestro oscuro, criptico, che cantava testi profondi e mai scontati, talvolta difficili da comprendere ed interpretare. Nella sua musica univa mito e realtà, scienza e spirito, accomunandoli dall’idea che l’immortalità debba necessariamente esistere, poiché la vita non finisce ma muta semplicemente, cambiando la propria forma.

E allora non possiamo che affidarci al pensiero dello stesso Battiato, non dovendo temerne la prematura scomparsa: questa, infatti, in fondo non è che la mera fine dei suoi giorni terreni, perché come lui stesso diceva «la morte non esiste, è solo trasformazione».

«Ne abbiamo attraversate di tempeste
E quante prove antiche e dure
Ed un aiuto chiaro da un’invisibile carezza
Di un custode.
Degna é la vita di colui che é sveglio
Ma ancor di più di chi diventa saggio
E alla Sua gioia poi si ricongiunge».

Chissà che proprio ora non stia viaggiando su quel «cavallo alato» cantato ne Le aquile non volano a stormi: buon viaggio Maestro!

Cultura
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venerdì 14 Giugno 2024