Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Presentazione informale di Stefano Arienti

Presentazione informale di Stefano Arienti

Nell’arte contemporanea sono oramai stati travalicati quasi tutti i possibili confini relativi ai materiali impiegati nelle opere, come il riciclo di materiali. Stefano Arienti appartiene a questa categoria anche se è sempre difficile e spesso riduttivo etichettare gli artisti contemporanei. Arienti lavora con vari materiali: la carta (fumetti, elenchi telefonici, poster, carta velina, fotocopie, cartoline), la plastica (sacchetti che diventeranno alghe, palline, serpenti di gomma), il pongo e il puzzle, il polistirolo, il marmo, l’argilla, le immagini (foto, diapositive), i libri, statuine votive, i cd, i vinili e i tappeti. Altrettanto diversificate sono le tecniche utilizzate nelle sue opere, dalle semplici piegature, passa alle cancellature, alle sovrapposizioni di pongo o di tasselli di puzzle sui poster, tagli, cuciture, forature, ricalchi a inchiostro e a forellini, raschiature delle foto, strane collezioni e molto altro ancora.

Alghe 2013 Foscarini Spazio Soho

Nato in provincia di Mantova (1961), è un artista per caso, riconosciuto prima dagli altri come tale e solo successivamente da se stesso, come afferma lui stesso in varie interviste: grazie a degli amici si ritrova a partecipare alla collettiva Brown Boveri a Milano nel 1985. Questa esperienza lo porta a conoscere giovani artisti e soprattutto Corrado Levi, il quale apprezza particolarmente il diverso modo di Arienti di rapportarsi all’arte: nuovo e non condizionato da precetti, infatti la sua non è una formazione artistica.

Immagine

Laureato in agraria con una tesi in virologia su un virus che accartoccia le foglie della vite, i suoi studi scientifici si ripresentano sotto svariate vesti nelle diverse operazioni attuate da Arienti, sia in forma di cancellature o di graffiature che nel suo metodo di analisi e nell’accurata raccolta di oggetti classificati.
Non cerca un proprio stile o tratto riconoscibili, ma spazia tra i vari generi e le differenti tecniche, testando sul campo metodologie che, non avendo ricevuto una formazione artistica, non gli erano state insegnate. Anche per questo il materiale di partenza per le sue operazioni è preso dal quotidiano, da qualche cosa di già esistente, a cui l’artista dona nuova dimensione e ruolo.
Tuttavia, è possibile riscontrare due principali costanti: la scelta di materiali già esistenti, il più spesso presi dal quotidiano e recuperati dal loro macero per donare loro un nuovo valore; la ripetizione quasi maniacale delle azioni scelte. E la consapevolezza che i propri metodi possano essere riprodotti da altri, senza rivendicarne la paternità di invenzioni, poiché tutto è già stato detto e anche le immagini sono già state fatte. È molto sensibile alla sovrabbondanza di immagini della cultura di massa e la sua missione, attraverso alcune opere (Marilyn), è proprio quella di insegnarci a proteggerci da questo bombardamento di stereotipi prestabiliti.

Marilyn 1993 (2)  marilyn 1993

Leggi anche: Arte di fabbrica, il caso della “Brown Boveri”

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

lunedì 26 Febbraio 2024