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“Napo” di Gustavo Ribeiro. Il corto che parla dell’Alzheimer ai bambini

I cambiamenti sono il motore della vita. Grazie ad essi è possibile apprendere informazioni, avere degli stimoli e sentirsi giovani. In certi casi, però, possono modificare la nostra vita in un modo indesiderato o coglierci di sorpresa e spaventarci. Per questo motivo, è meglio non farsi trovare impreparati e insegnare ai giovani – fin dalla tenera età – che affrontare le situazioni difficili è possibile, con un po’ di fantasia e l’aiuto dei grandi.

Gustavo Ribeiro, regista e sceneggiatore (assieme a Gabriela Antonia Rosa) del cortometraggio d’animazione “Napo”, ha prodotto una pellicola a tema “Alzheimer”. Con una proiezione muta di circa un quarto d’ora, ha mostrato a grandi e piccini la bellezza dei ricordi che, anche quando abbandonano la memoria, restano comunque aggrappati al nostro cuore e, dunque, non ci abbandonano mai veramente.

La trama del corto parla di un uomo che soffre di Alzheimer e non riconosce più sua figlia e suo nipote. La figlia, per proteggere il bambino e non turbare suo padre, si prende cura di lui, nascondendo il più possibile le sue difficoltà nell’affrontare questa nuova circostanza. Sarà proprio suo figlio che, con furbizia e creatività, troverà l’escamotage per aiutare il nonno a ricordare qualcosa e a farlo interagire con il mondo che lo circonda, nonostante le difficoltà.

Un aspetto della trama che salta subito all’occhio è il contrasto tra i movimenti dei personaggi. Da un lato troviamo i due adulti sempre pacati, che perfino negli attimi più emozionanti della storia mantengono la calma, qualunque cosa succeda. Dall’altro lato ci viene presentato un bambino disinvolto, vivace e proattivo, che accetta di sfidare le regole di famiglia pur di interagire con il nonno, rischiando anche di far fronte a qualche imprevisto. Pur mantenendo una coerenza temporale con la dinamicità della madre e del nonno, i due sceneggiatori rappresentano – attraverso le espressioni disegnate con accuratezza e le gestualità riprodotte ad’ oc – l’incoscienza e la capacità di adattamento tipica dell’infanzia.

Un’altra componente della pellicola, tipica delle narrazioni sui cambiamenti, è la trasformazione di due personaggi della storia: la madre e il figlio. La prima è una donna protettiva che, piano piano, impara a sbilanciarsi per superare le proprie paure. Il secondo è un bambino che, con il passare del tempo, impara a crescere, lasciando la spensieratezza totale e muovendo i primi passi verso la maturità.

La musica coinvolgente e i colori caldi delle immagini accompagnano gli spettatori durante tutta la proiezione, rilassandoli ed emozionandoli dolcemente e placando l’inquietudine nei momenti più drammatici della storia. Per questo motivo, riteniamo il film adatto ad un pubblico anche giovanissimo, affiancato da adulti predisposti a spiegare, in totale relax, le scene proiettate.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024